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Vivere senza produrre rifiuti, ecco come si fa
Una coppia americana ha deciso di mettere in pratica il concetto. Il problema dei rifiuti si risolve evitando di produrre rifiuti: Amy e Adam Korst da un mese vivono senza mandare praticamente nulla in discarica, e continueranno così per un anno intero. Una scelta radicale quasi come quella del no impact man.
I Kost spiegano nel loro sito internet come si fa a non lasciare dietro di sè una scia di spazzatura. In questi giorni la Cnn e il Guardian hanno parlato della loro esperienza: nulla di così difficile, pare. Basta organizzarsi: ed ecco come.
I Kost comprano cibi industriali soltanto se sono in confezioni riciclabili: soprattutto, acquistano prodotto sfusi nei negozi piuttosto che quelli già impacchettati nei supermercati. Rifiutano i sacchetti di plastica e si portano da casa la borsa della spesa.
Si sono soprattutto organizzati per ridurre al minimo gli involucri, e dunque gli acquisti: coltivano verdure; preparano in casa i detersivi, il formaggio, il pane e il mix di cereali per la colazione.
In cortile trasformano i rifiuti organici in compost. Bruciano – nel pieno rispetto della legge, dicono – rifiuti organici secchi e privi di residui chimici, tipo la cacca del cane.
Hanno abolito le pile usa e getta, ed usano solo quelle ricaricabili. Niente salviette di carta, ma solo di cotone. No impact man aveva abolito anche la carta igienica: loro la usano, ma ne scelgono un tipo prodotto con carta riciclata,
Con i gatti hanno invece qualche problema. Uno dei due mici di casa rifiuta ad oltranza di usare la lettiera biodegradabile. Davanti all’ostinazione della bestiola pare che i due abbiano dovuto capitolare. Così come non riescono a non buttare via oggetti irrecuperabili di uso comune tipo le penne che non scrivono più. Ma tuttosommato poca roba.
Il sito internet dei Kost: vivere senza produrre rifiuti, ecco come si fa
Dal Guardian la coppia americana che si è organizzata per non produrre rifiuti
Video: dalla Cnn intervista ai Kost che vivono senza produrre rifiuti
Foto Flickr
da maria
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di Vivere senza rifiuti è possibile | La voce dell'Emergenza - il Blog il 01/1/70
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agosto 6th, 2009 at 13:55
Bhè, complimenti, ma tra i tanti consigli per l’impatto zero non vedo un presupposto fondamentale: essere una coppia straordinariamente affiatata e determinata nel conseguire questo stile di vita!
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Io mi stavo avviando sulla strada del “no impact man”, quando allentai perchè compresi che la qualità della mia vita non mi soddisfaceva: usare la bici mi portava via parecchio tempo, i cibi biologici mi danneggiavano il portafoglio a causa della speculazione (non saprei come chiamare altrimenti un rincaro fino al 50%-70% rispetto agli altri prodotti), con tutta la mia buona volontà nell’usare l’aceto e il limone per pulire il lavello non ottenevo lo stesso risultato di un prodotto industriale.
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Ad un certo punto mi soffermai sugli effetti psicologici che questo stile di vita aveva su di me e notai che quell’organizzazione così spinta necessaria per mantenerlo (vivo in un piccolo centro della provincia e non ho tutto sotto casa, anzi…) si traduceva in inflessibilità e quindi in rinunce. Allora, decisi di prendere atto dell’esperienza ed allentare la presa.
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Questo per dire: esperienza istruttiva perchè posso capire, per esserne stato testimone diretto, di vantaggi e svantaggi dello stile di vita ecosostenibile. Tanto di cappello a chi riesce ad ottenere uno stile di vita soddisfacente praticandolo, ma sono convinto che sia attuabile da una fetta molto ridotta della popolazione e non costituisca una soluzione ai problemi ambientali che viviamo.
agosto 6th, 2009 at 18:16
Inutile stare a ribadire che il 90% del ns impatto ambientale di “cittadini occidentali” (gli americani, poi!!!) non è legato al ns stile di vita, ma al fatto stesso di essere appunto … dei cittadini occidentali!
E quindi con una “quota compartecipativa” di impatto ambientale, pari appunto a circa il 90%, che è condivisa e determinata dall’impatto della Comunità nel suo complesso, ed a prescindere dagli eventuali “virtuosismi” dei singoli.
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P.S.: inutile anche ricitare il prof.Lindsen: “(il paganesimo ecologico)… che si nutre di riti propiziatori quali sostituire una lamapdina a basso consumo dopo aver fatto un viaggio in aereo”
agosto 7th, 2009 at 08:47
Caro federico, seguo costantemente questo blog, e anche i tuoi commenti,ma, parlo sul serio, non riesco a capire che cosa vuoi, sei solo polemico, non ti ho mai visto fare una proposta di cosa secondo te bisogna fare per migliorare la situazione.
Questo sito mette in evidenza tantissime cose che vanno male oggi, soprattutto che andranno male, se uno riesce a guardare piu’ in la’ del proprio naso, ma a parte criticare, non ho chiaro cosa vuoi proporre.
Mi trovo daccordo con quello che hai detto nelll’ultimo commento, ma qualcosa bisogna pure fare per ridurre il nostro impatto sul pianeta.
Il massimo che ci potrà capitare sarà un peggioramento della terra e quindi di noi, cosa proponi? di togliere l’uomo occidentale?Però d’altra parte giustifichi tutto quello che fa l’uomo occidentale.
Trovo il tuo ragionamento contradditorio.Saluti
agosto 7th, 2009 at 09:31
Cosa propongo di fare?!
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Ah, ma io non ho la “verità in tasca”: sono un “infimo”, io, mica un … “supremo” che pretende che solo le sue idee possano “salvare” il mondo!!!
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Ma poi, perchè mai bisognerà salvare il mondo ad ogni costo, è cosa chiara solo ai “supremi”: ho letto di un certo prof. Paolini, che sembra fosse solito affermare che “il mondo non ha certo bisogno di difensori di ufficio: sa difendersi benissimo da solo”!
agosto 7th, 2009 at 14:55
Quindi se tu fossi su una nave che sta affondando, ti siederesti tranquillo aspettando la fine?
Probabilmente non ti stai rendendo conto di essere su una nave che affonda, perchè ti comporteresti diversamente.
L’istinto di sopravvivenza è innato negli esseri viventi.
Probabilmente sei come la rana nella pentola a cottura lenta.
(non so se la sai la storia)
o per fare un paragone (non so se la cosa è vera) fai come fa lo struzzo quando c’è il pericolo.
Il fatto è che il pericolo a cui andiamo incontro, non si è mai verificato nella storia.
La situazione potrebbe essere sotto controllo se una buona parte dell’umanità usasse l’intelligenza e leggesse i segnali che ci arrivano, cosa che sta facendo egregiamente Maria.
Non capisco perchè leggi questo blog!
O è solo per provocare reazioni come le mie?
agosto 7th, 2009 at 15:10
Ah, che “la nave affonderà”, questo è un dato di fatto incontrovertibile: solo che abbiamo ancora tempo per circa 6 miliardi di anni, miliardo più, miliardo meno…
Il resto è “aria fritta”, o per meglio dire e più che altro, prove generali di paganesimo ecologico…
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P.S.: meno male che, a salvarci, dopo Gesù questa sarà la volta di … Maria!!!
agosto 7th, 2009 at 18:04
Sì, Maria è proprio una santa a tollerarti
agosto 8th, 2009 at 11:16
tante belle parole la verità è un’altra
le stesse persone che potrebbero davvero intervenire (politici industriali)sono le prime che se ne fregano ed io non credo alla favola che ognuno di noi può fare qualcosa io un’ idea ce lho ma non essendo ne politico ne uomo di potere ….ltrimenti vedi come funzionerebbe tutto bene
un saluto
luca
agosto 8th, 2009 at 13:53
David, cosa intendi per nave che affonda?
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Se intendi la scomparsa dell’umanità, mi sembra che siamo assai lontani dall’estinzione di 6 miliardi di individui tuttora in crescita. Anzi direi che siamo meglio equipaggiati oggi di un tempo. Nel momento in cui sto scrivendo sono allettato con febbre, il mio bisnonno ci rimise la pelle per quello che sto passando io ora. Certo, al tempo l’aria e l’acqua erano più pulite.
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Proprio l’uomo occidentale, maggiormente responsabile del degrado ambientale, è anche quello più dotato dei mezzi culturali e tecnologici per porvi rimedio, come sta cominciando a fare: questo è un fatto innegabile.
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Finora tutte le specie, anche le più formidabili, hanno perso la sfida nei confronti dell’evoluzione. Sarà così anche per l’uomo, Federico indica la fine fisica del nostro pianeta tra qualche miliardo di anni ma è assai probabile che per allora l’uomo si sarà estinto da un pezzo.
agosto 8th, 2009 at 21:34
Il problema e un’altro,iniziamo subito a ridurre di molto i nostri rifiuti,e,poi pensare ai rimedi alla malattia,iniziamo a comprare i prodotti alla spina o sfusi,vedete sicuramente di rifiuti né faremo molto di meno,poi ricontrollare quello che compriamo chiedendo sempre la percentuale di riciclo dell’oggetto che si aquista,poi cercando di comprare prodotti interamente riciclabili al 100%.Saluti a presto.
agosto 9th, 2009 at 13:18
Vivere senza rifiuti è impossibile almeno che non decidiamo di ritornare al tempo della pietra …
È però apprezzabile lo sforzo di questi due, che si possiamo vedere in loro dei pionieri di come vivere senza rifiuti. Seguirli, incoraggiarli, e imitarli nei modi che si sono rivelati giusti.
Alcuni li ha anticipati “nello1”.
Ritengo impossibile vivere senza rifiuti, perché anche loro prima o poi dovranno fare i conti con il frigorifero da portare in discarica o i fornelli, l’impianto elettrico degradato, ecc.
A breve tempo è “facile” ma nel lungo tempo no, prima o poi, dovremmo fare i conti con la discarica.
Dobbiamo tuttavia sfruttare il tempo che resta al nostro frigorifero, per pensare a qualcosa, per poter dire un futuro: questo è l’ultimo giorno che vengo in discarica.
agosto 10th, 2009 at 20:03
x adriano
i frigoriferi, come tutti i raee del resto, vanno conferiti ai centri di raccolta, per poi essere riciclati negli impianti di trattamento raee, tredcarpi.it ne è un esempio. e solo una piccola parte dei mat recuperati dai frigo finisce in discarica.
agosto 10th, 2009 at 21:16
Ciao Simone,
Si ok!, hai ragione, perchè nella migliore ipotesi finisce così, ma purtroppo solo in qualche zona della terra si comincia a fare questo.
da quando ho aperto il sito, ho avuto modo di essere informato e di vedere direttamente con i miei occhi che fine fanno i rifiuti.
es. prova andare a visitare il parco nazionale della Liguria, nelle cinque terre, dopo aver pagato il biglietto (caro), potrai ammirare il mare dalla costa e l’entro terra. bello , ma! se abbassi lo sguardo e cominci a guardare dietro ai muretti e dentro ai fossi, comincerai a chiederti se hai pagato per vedere una discarica o … In thailandia, nei pressi dei loro parchi ci sono vallate intere dedicate alla raccolta di di tutto (compresi frigoriferi puzzolenti), e qui in questi luoghi i contadini vi allevano i loro maiali, se vai a Creta al difuori delle zone dedicate al turismo è la stessa cosa, ecc… ribadisco, hai ragione, siamo arrivati a un bel punto di trattamento e riciclaggio de i rifiuti, quando arrivano in discarica …
agosto 10th, 2009 at 22:44
si forse sono un po troppo ottimista. in effetti non so se in italia ci siano abbastanza impianti da coprire l’intero territorio. in emilia, con tred carpi, siamo apposto.. poi ci sono altri due impianti, uno al centro e uno al sud.. ma non so altro.
certo, come dici tu, il problema è anche farli arrivare nei centri di racc questi rifiuti.
però una discarica propio in un parco è un bello schifo.. andrebbero denunciate ste cose (anche qui, dipende da dove ci si trova. forse una denuncia in alcune parti d’italia non porta a nessun risultato)
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adriano ho letto nel tuo sito il procedimento per fare il sapone. volevo chiederti.. secondo te si riesce a fare un sapone duro usando solo olio d’oliva e lisciva? non sò magari facendo cuocere a lungo la lisciva in modo che l’acqua evapori e aumenti la sua forza..
belle le foto, solo a vederle vien voglia di provare. utile il liscivometro.
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adesso metto il mio blog.. anch’io sono un creativo..
agosto 13th, 2009 at 22:23
Sé i prodotti di largo consumo sono tutti confezionati con plastica e allora e difficile scompore in parti le sue componenti,mi puzza un pò,c’è di mezzo le solite lobby petrolifere che controllano il mercato facendo sembrare i politici indispensabili agli occhi dei profani.Penso che la politica deve assumere + responsabilità su alcuni temi,riciclo,energia rinnovabile,sanità,no nucleare,no ogm,si al biologico.Incentivare i prodotti alla spina:detersivi,latte,legumi,ecc.ecc.Obbligare tutti i capannoni in Italia a costruirsi i pannelli fv,oppure usare le centrali eoliche domestiche,(né conosco di diversi tipi:eolico magnetico molto comune lievita sui magneti permanenti per informazioni vedere pure al sito: maglev wind turbine funziona anche con leggere brezze di 1,5 m.al secondo;eolico a compressione molto efficace pure questo,quando girano le pale producono energia e allo stesso modo ricaricano anche delle speciali vasche sotto di essi costruite per applicare più potenza anche quando il vento scarseggia.
agosto 26th, 2009 at 20:07
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