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Torna l’attenzione sul picco del petrolio. Uno studio inglese: produzione in declino entro il 2020
Torna l’attenzione sul picco del petrolio. Arriva un’altra stima sulla data a partire dalla quale la produzione globale comincerà a declinare. Probabilmente avverrà entro il 2020, dice l’agenzia governativa inglese Energy Research Council, sottolineando che il petrolio è il sangue che scorre nelle vene dell’economia mondiale: non c’è molto tempo per sviluppare le alternative, rischiamo di farci cogliere impreparati.
La data del “picco” è controversa: secondo alcuni l’abbiamo già addirittura superato, mentre secondo le compagnie petrolifere di petrolio ce n’è ancora a bizzeffe. L’Energy Research Council ha cercato di fare il punto della situazione.
Lo studio dell’Energy Research Council si intitola “The Global Oil Depletion Report”. Consiste in una revisione e in un’analisi di centinaia di documenti e dati già noti.
Il petrolio ora fornisce circa un terzo dell’energia utilizzata nel mondo. Il prezzo è sceso rapidamente da 147 dollari al barile (ricordate che botto, l’anno scorso?) agli attuali circa 70. Per cui i discorsi sul “picco” sono un po’ passati di moda.
Secondo lo studio inglese, tuttavia, stiamo entrando in un periodo in cui il petrolio sarà caro e difficile da produrre: i maggiori giacimenti di nuova scoperta, come quelli recentemente annunciati nel Golfo del Messico, sposteranno solo di giorno o settimane il momento del “picco”, che molto probabilmente si verificherà appunto entro il 2020.
Il rapporto dell’Energy Research Council parte dalle stime ottimistiche sulla disponibilità di petrolio ancora da sfruttare, ma nota che la maggior parte dei nuovi giacimenti sono più piccoli e più difficilmente accessibili.
Sottolinea inoltre il rapido declino dei giacimenti già sfruttati: per mantenere l’estrazione di petrolio ai livelli attuali ci vorrebbe una nuova Arabia Saudita ogni tre anni.
Gli effetti della minor produzione di petrolio dipenderanno soprattutto dall’azione dei Governi e dall’entità degli investimenti in nuove tecnologie per l’energia, dice lo studio, notando che il Governo inglese rischia di farsi cogliere impreparato: ma non è certo l’unico.
The Global Oil Depletion Report, il rapporto dell’Energy Research Council sul picco del petrolio
Sul Telegraph torna l’attenzione sul picco del petrolio. Uno studio inglese: produzione in declino entro il 2020
Foto Flickr
da maria
Ultimo commento:
di » I più sorprendenti oggetti di uso comune nella cui fabbricazione entra il petrolio - Gregambiente il 01/1/70
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ottobre 8th, 2009 at 15:42
Almeno un’altra decina di anni, prima del “picco”?
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Bene, Maria, ogni tanto sembra che anche tu riesca ad avere un momento di lucidità…
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“il petrolio è il sangue che scorre nelle vene dell’economia mondiale: non c’è molto tempo per sviluppare le alternative, rischiamo di farci cogliere impreparati.”
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Ohhh, finalmente un altro discorso di buon senso: rimanendo in tema di momenti di lucidità, immagino che per oggi (e quindi per un altro bel po’!), Maria, “tu abbia dato”, e quindi ora non rimane che attendere i tuoi soliti interventi gratuitamente catastrofisti…
ottobre 9th, 2009 at 11:17
http://petrolio.blogosfere.it/2009/10/cantarell-nero-su-bianco.html
povero, povero vannucci, lui e il suo ‘ottimismo è il sale della vita’. Gli si sono indurite le arterie, a forza di farne uso
ottobre 9th, 2009 at 12:24
Il solito… ignorantone “estremamente” sinistroso: le arterie non si induriscono certo a causa del sale…
ottobre 9th, 2009 at 13:42
[...] Ma dalle loro parole trapela che effettivamente il Paese teme per il suo futuro a causa del picco del petrolio e dei previsti tagli planetari alle emissioni di gas serra. Ed effettivamente, soprattutto, [...]
ottobre 9th, 2009 at 14:02
Ah no ? E allora perché tante scempiaggini da parte sua ? Ah, se io sono sinistrorso solo perché ‘difendo’ la scienza lei cos’è ? Nella scala evolutiva, intendo. Sento puzza di berlusconismo spinto
ottobre 9th, 2009 at 14:15
Dimenticavo una nota per il signorsotuttoio:
http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?id=185&sub=2&lang=it
‘Che rapporto c’è tra sale e pressione arteriosa?
Noi mangiamo molto più sale del necessario.
Una dieta ricca di sodio, elemento costituente del sale da cucina, può favorire la comparsa di ipertensione arteriosa. Non a caso nei Paesi dove si consuma più sodio la prevalenza dell’ipertensione arteriosa è più alta. Al contrario la riduzione dell’introito di questo elemento al di sotto dei livelli raccomandati può contribuire a ridurre la pressione anche in maniera significativa o a ritardarne l’insorgenza’
Non lo dico mica io, ma il Ministero della Salute
e poi:
http://www.store.eurosalus.com/Sale/intolleranza-al-sale.html
‘Cosa significa “controllare il sale”?
Se abbiamo un grosso carico di sale che ci gonfia, ci appesantisce, e ci indurisce le arterie e ci affatica il respiro, è ora di liberarcene’
ottobre 9th, 2009 at 16:17
Lei “difende” la scienza?!
Bèh, se le virgolette hanno il senso che intendo io allora OK; altrimenti mi scappa da ridere, quasi come per l’affermazione che “il sale indurisce le arterie”…
ottobre 9th, 2009 at 16:42
Manca un post, probabilmente censurato, in cui erano presenti alcuni link. Li rimetto per i micragnosi come lei
http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?id=185&sub=2&lang=it
http://www.store.eurosalus.com/Sale/intolleranza-al-sale.html
http://circolodegliuniversitari.forumcommunity.net/?t=9968910
ottobre 9th, 2009 at 16:50
La scienza che lei si rifiuta di capire, non ho idea se per partito preso, paura o semplice ignoranza, è ad esempio questa:
http://www.theoildrum.com/node/2470
http://anz.theoildrum.com/node/4033
ottobre 12th, 2009 at 10:43
Se è vero, come Lei afferma sig. Maurizio, che l’aumento della pressione arteriosa è sinonimo di “indurimento delle arterie”, allora ok: sono io che ho la testa … “indurita”!!!
novembre 6th, 2009 at 15:10
[...] e inquinante, ovvio, ma non solo in quella. Stiamo arrivando (o siamo già arrivati) al picco del petrolio, il momento in cui la produzione comincerà a declinare. Volenti o nolenti, dovremo usarne meno. [...]