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Sistema Smart Trash, il riciclaggio dei rifiuti guidato dal microchip inserito in ogni confezione
Smart Trash è un nuovo sistema per la gestione e il riciclaggio dei rifiuti. Lo stanno studiando negli Stati Uniti.
Consiste nel dotare ogni confezione – o ogni oggetto – di un codice universale di produzione, oppure di un Rifd (in sostanza, un microchip) in grado di “parlare” sia con la pattumiera sia con gli impianti di trattamento dell’immondizia.
I vantaggi? Riciclare tutto il riciclabile, e restituire almeno una parte del valore attraverso uno sconto sulla bolletta dei rifiuti. Anche l’Epa, l’agenzia europea per l’ambiente, si sta interessando a Smart Trash. Io però non riesco ad andare in brodo di giuggiole.
Il sistema Smart Trash nasce dagli studi della Georgia Tech’s School. Il cuore di tutto è il codice universale o il Rifd apposto su ogni oggetto.
La pattumiera è equipaggiata con uno scanner che legge il codice o il Rifd. Prende atto (per così dire…) di ciò che stiamo buttando via e fa apparire il suo valore su un display.
Anche l’impianto di trattamento dei rifiuti legge le informazioni del codice o del Rifd, ed è così in grado di classificare l’immondizia in arrivo.
In questo modo i materiali inquinanti o pericolosi vengono avviati al corretto smaltimento, senza errori o omissioni.
ll materiale riciclabile, grazie alle informazioni del codice o del Rifd, viene invece suddiviso in lotti omogenei e privi di impurità e avviato al recupero. La Georgia Tech’s School si spinge ad immaginare che grazie alle informazioni fornite dai Rifd possano essere organizzate le aste di vendita, e che ancora i Rifd calcolino la percentuale di restituire attraverso la tassa rifiuti,
Inoltre il Rifd potrebbe tornare utile in caso di emergenze, aggiunge la Georgia Tech’s School: se si scopre che una partita è contaminata o pericolosa, diventa facile localizzare ogni prodotto.
L’altra faccia della medaglia – ma questo la Georgia Tech’s School non lo dice – è che sarebbe teoricamente possibile sapere quali e quanti prodotti muniti di Rifd tengo in casa mia.
La Georgia Tech’s School non ha fornito indicazioni sui costi di Smart Trash. E’ vero che i consumatori intascherebbero qualcosa grazie al riciclaggio di ciò che gettano via, ma è anche vero che applicare un Rifd ad ogni confezione rappresenterebbe un costo: e a pagarlo sarebbero proprio i consumatori.
Il sistema, ritengo, potrebbe dare buoni frutti se applicato ad esempio agli apparecchi elettronici: sono beni che hanno un certo valore come “materie seconde”, che non si acquistano tutti i giorni e che troppo spesso non vengono riciclati come si deve.
Per tutto il resto, dal flacone di shampo alla lattina, resto della mia idea. Il problema dei rifiuti si risolve eliminando i rifiuti. Gli imballaggi nuocciono all’ambiente e ai consumatori, e anche il riciclaggio richiede consumo di energia e lavorazioni inquinanti. Preferisco il vuoto a rendere, i prodotti sfusi e alla spina.
Dal sito della Georgia Tech’s School Sistema Smart Trash, il riciclaggio dei rifiuti guidato dal microchip inserito in ogni confezione. Dal sito è tratta anche la foto
da maria
Ultimo commento:
di pino il 01/1/70
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settembre 22nd, 2009 at 13:47
Io non so come funziona in georgia, ma a casa mia si mette un sacchetto di plastica sul contenitore dei rifiuti, si apre il mbile sotto il lavello e si butta quello che non si riesce a differenziare (pannolini, confezioni sporche di alimenti… ) e poi si portano i materiali separati (carta, vetro, metallo) in appositi contenitori in appositi box condominiali. Invece di complicare la vita con scanner (alimentati a pile?) e chip (alimentati ad aria?) o codici a barre io vieterei i materiali poliaccoppiati (tipo tetrapack, sacchetti del pane in carta+plastica) ed educherei (con multe salate ) ad una migliore differenziazione domestica.
settembre 24th, 2009 at 09:49
Mi sembra una trovata alquanto dispendiosa in termini sia economici che ecologici… basterebbe imporre (per quanto possibile) la produzione di “oggetti” facilmente riciclabili evitanto, come dice mimmo, i materiali composti e poliaccoppiati (anche se il tetrapak in molte regioni si ricicla
) e dopodichè far mettere su ogni prodotto un simbolo o una scritta che indichi in quale contenitore va riciclato l’ oggetto…
infine chi nn ricicla, riceverà delle multe…
magari sarebbe più utile e meno problematico
ottobre 4th, 2009 at 10:04
Della differenziata tutti ne parlano, una parte la fà ma, molti fanno poco o nulla. Anche in famiglia, a volte, sorgono discussioni tipo: ma gli atri non fanno niente. Gli stessi Comuni non coinvolgono i Cittadini. “Spiare”, addirittura, i nostri “rifiuti” mi sembra fantascientifico oltrechè molto costoso. Sarebbe sufficiente, a mio parere, riutilizzare molti dei contenitori, in particolare plastici, per detersivi liquidi o quanta’altro, col sistema alla spina o sfuso. Se, poi, a chi consegna al punto di raccolta o superm. dei quantitativi prefissati di: lattine, pile, bottiglie, tutte le cose che buttiamo stupidamente, venissero corrisposti degli incentivi, bollini sconti, premi “ecologici senza contenitori”, penso che aumenteremmo sensibilmente la cosidetta “raccolta differenziata”. auguri, a tutti, per il ns. futuro.
ottobre 4th, 2009 at 11:08
sono d’accordo con angelogio , perchè finora tutti parlano di differenziata ma alla fine le tasse dell’immondizia salgono sempre di più, fresco ieri ho fatto i conti , siamo in due con 70m3, ho già pagato 380€ e manca ancora dicembre dove arriveremo? mi associo sia all’idea dei super ,anche alla riduzione ( a volte uso ridicolo )del consumo carta ( specialmodo il volantinaggio )e contenitori varii .