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Lester Brown, la ricetta per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici
Si chiama Lester Brown, è il fondatore del Worldwatch Institute, l’attuale presidente dell’Earth Policy Institute e sicuramente uno degli analisti ambientali più accreditati al mondo.
In questi giorni si trova in Italia per presentare il suo nuovo libro, Piano B 3.0, pubblicato da Edizioni Ambiente.
Stamattina lo studioso americano è intervenuto presso l’Auditorium di Roma nell’ambito di una conferenza intitolata “Strategie per un pianeta sostenibile”.
Sono andato per sentire dalla sua voce come salvare il pianeta dalla catastrofe.
Ho avuto le mie risposte, ma per spiegarvelo devo partire da Pearl Harbour.
Lester Brown parte innanzitutto da un dato. Per evitare la catastrofe ambientale è necessario ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’80% entro il 2020. Un obiettivo ambizioso, per realizzare il quale è necessario mettere in pratica una serie di dettami ineludibili.
Mi voglio concentrare, però, su uno solamente di questi: ovvero risolvere il problema energetico. Da qui arriveremo in un attimo a Pearl Harbour.
Secondo lo studioso americano bisogna convertire l’attuale modello di produzione energetico basato sul petrolio per passare alle energie rinnovabili, ma bisogna farlo in modo rapido e massiccio.
In poche parole è necessario portare la quota di rinnovabili al 70-90%, di cui il 40% spetterebbe all’eolico, mentre la parte restante al solare – ha citato in modo particolare quello a concentrazione – alla geotermia e a tutte le altre forme di energia pulita.
Sembra impossibile? Vista la lentezza degli attuali governi nel mettere in atto misure di taglio delle emissioni, ivi compreso l’accordo che va sotto il nome di Protocollo di Kyoto, verrebbe da rispondere nettamente: sì!
Ma qui arriviamo a Pearl Harbour. Lester Brown ricorda come, dopo la disfatta americana del 7 dicembre 1941, l’allora presidente Roosevelt, promosse una massiccia conversione dell’industria automobilistica – il perno dell’economia americana di allora – ai fini bellici.
A molti sembrava impossibile realizzare un progetto tanto ambizioso, ma gli americani dimostrarono il contrario. E in pochissimo tempo si preparano per affrontare un conflitto su scala mondiale, che poi vinsero.
E’ evidente che colui che scrive non è a favore della guerra; è solo un esempio per dire che di fronte a un’emergenza tutto è possibile, basta solo che ci sia la volontà di farlo. E visto che l’emergenza è agli occhi di tutti, se fu possibile allora, perché non può esserlo oggi?
A voi le considerazioni.
da emiliano
Ultimo commento:
di SergioScalet il 01/1/70
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giugno 16th, 2008 at 22:05
I problema è che tutte queste idee, che poi sarebbero realizzabili in tempi ragionevolmente brevi a detta di moltissimi scienziati, si scontrano con questa accozzaglia di personaggi che sono al governo, che hanno una mentalità vecchia e retrograda, unita a un’ignoranza abissale in materia di energia,e che oltretutto non cercano neanche di colmare.
giugno 16th, 2008 at 22:55
Grazie dell’informazione, devo procurarmi il libro.
Anche con i miei Podmork sto cercando di capire come salvare il Mondo. Penso anch’io che l’umanità abbia bisogno di uno Scossone, di una Pearl Harbour, poiché quando i cambiamenti sono lenti l’essere umano si adatta troppo facilmente.
giugno 17th, 2008 at 08:57
Berluscono è impegnato a salvarsi dai processi, il resto della maggioranza è impegnato a salvarsi la faccia e a salvare Berlusconi, Scajola vuole energia nucleare per tutti mentre lui nel privato si dota di apparecchi che producono energia rinnovabile (chissà perchè…). No, smettiamola di illuderci, seriamente, qui in Italia non c’è spazio per alcuna politica seria di alcun tipo. Non si può.
giugno 17th, 2008 at 15:08
Nella “ricetta” del Lester sono comprese le manovre per ridurre in modo incruento la popolazione? Perché senza di esse si può parlare a vanvera fino al giorno del giudizio e non cambierà una benedetta virgola, se non in peggio.
giugno 17th, 2008 at 15:11
Lester Brown ha parlato anche del problema della sovrappopolazione del pianeta, e credo che questo rientra nella sua idea di affrontare il problema in maniera globale senza escludere nessuno dei fattori in gioco
sto iniziando ora il libro, magari andando avanti nella lettura ti saprò dire meglio
ciao
giugno 19th, 2008 at 11:27
Sto sistemando il montaggio della sua intervista… spero di riuscire oggi a metterla on-line altrimenti martedì prossimo…