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L’Artico si scioglie e anche il permafrost minaccia di scongelarsi

Una sorta di reazione a catena. Due studi sul futuro dell’Artico.
Il primo dice che gli scongelamenti record record degli ultimi anni portano con sè un più rapido riscaldamento delle zone confinanti, e dunque lo scioglimento del permafrost di cui sono in buona parte costituite.
Il secondo studio cerca di individuare il punto di non ritorno dello scongelamento del permafrost. Un processo che sparerebbe nell’atmosfera una quantità impressionante di anidride carbonica, il gas dell’effetto serra.
Un circolo vizioso. Qualche dettaglio.
Lo scioglimento dell’Artico, innanzi tutto. Negli Stati Uniti, uno studio del National Center for Atmospheric Research e del National Snow and Ice Data Center ha stabilito che la velocità del riscaldamento in Canada settentrionale, Alaska e Russia potrebbe più che triplicare se l’Artico continuerà a restringersi d’estate.
Tutti gli occhi sono puntati sulla calotta polare dopo lo scioglimento record dell’estate 2007. Quest’inverno il ghiaccio si è riformato rapidamente, ma è meno esteso della media.
Soprattutto in gran parte ora l’Artico è formato da ghiaccio “giovane” e sottile, più facile a sciogliersi. Quanto ne resterà all’inizio di settembre?
Se le zone limitrofe all’Artico si scaldano più rapidamente, tende a scongelarsi il permafrost, il sottosuolo ghiacciato in profondità che “intrappola” come un freezer residui organici vecchie di decine di migliaia di anni.
Il 25% dell’emisfero Nord del pianeta è costituito da permafrost. Quest’estate, dicevano gli studiosi, già in Siberia si sentiva odore di cacca di mammuth.
E qui si inserisce il secondo studio, quello sul permafrost appunto.
Il russo Khvorostyanov ha pubblicato su Geophysical Research Letters le sue ricerche relative al permafrost della sola Siberia orientale.
In base a modelli matematici ha cercato di identificare il punto a partire dal quale lo scongelamento del permafrost non si fermerebbe più e si perpetuerebbe da sè a causa del calore prodotto dai microorganismi attivi nel sottosuolo.
Una volta innescato, lo scongelamento del permafrost siberiano immetterebbe nell’atmosfera ogni anno qualcosa come 2,7 triliardi di chili di anidride carbonica.
Questo potrebbe avvenire, dice lo studio, fra il 2.300 e il 2.400.
La quantità di anidride carbonica discende dal calcolo dei residui organici accumulati nel sottosuolo 20.000-40.000 anni fa e lì rimasti finora congelati.
Il 74% di essi, una volta messo in moto il processo di decomposizione, si trasformerebbe in anidride carbonica e in metano, un altro gas responsabile dell’effetto serra.
L’Artico si scioglie e anche il permafrost minaccia di scongelarsi: il comunicato stampa del National Snow and Ice Data Center
Su Science Daily il punto di non ritorno dello scongelamento del permafrost
Foto Flickr
da maria
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