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In visita all’Arctic Sunrise, la nave di Greenpeace nel Mediterraneo

Ieri sono salita sull’Arctic Sunrise, la nave di Greenpeace. Era ferma nel porto vecchio di Genova per fare rifornimento.
Mi ha invitato Simona Fausto, l’aiuto cuoca che è stata anche sull’Esperanza, lo scorso inverno, per cercare di ostacolare i giapponesi impegnati nella caccia alla balena.
Venit, se volete fare un giro a bordo dell’Arctic insieme a me.

Nel porto di Genova tutte navi bianche linde e pinte. L’Arctic Sunrise spicca per i suoi colori. A bordo una trentina di persone, una babele di nazionalità .
Oltre a Simona Fausto, ora l’unico italiano a bordo è Alessandro Giannì, che ha coordinato il censimento dei cetacei nel “Santuario” situato fra il Tirreno, il Golfo di Genova e la Costa Azzurra.
Anche se questa estate ha navigato nel Mediterraneo, l’Arctic Sunrise è una nave rompighiaccio. Come tale ha un’andatura di sua natura basculante, e quindi “qui sopra si balla già col mare forza 2″.
La prima cosa che mi fanno vedere è la sala da cui si governa la nave, con una specie di goniometro appeso al soffitto. L’apparecchio misura l’inclinazione della nave.

“Durante la navigazione è andato addirittura fuori scala – mi racconta Simona – L’Arctic è arrivato ad inclinarsi di 70 gradi sull’acqua”.
Ogni cosa, sulla nave, è quindi saldamente ancorata al suo posto. I libri e i dvd nella sala comune. Lo sportello del frigo. Le pentole sul fornello.
In cucina c’è una speciale padella basculante per friggere, in grado di seguire i movimenti della nave senza rovesciarsi.

L’Arctic Sunrise non è esattamente una nave giovane: è stata varata nel 1975. Tutto a bordo è ben ordinato, ma ha un’aria decisamente vissuta.
Gli spazi sono molto ristretti: 50 metri di lunghezza, scalette ripidissime con micro gradini su cui i marinai si arrampicano come gatti. In ciabatte, con piena nonchalance.
Sul ponte c’è lo spazio per l’atterraggio dell’elicottero (ma a Genova non c’era), per i famosi gommoni di Greenpeace e per le scialuppe di salvataggio.
Sono contenute in una sorta di barili bianchi, “basta buttarle in acqua: si aprono e si gonfiano automaticamente”.

Simona Fausto e il cuoco servono cinque pasti al giorno. Colazione alle 8, spuntino alle 10, pranzo a mezzogiorno, merenda alle 15 e cena alle 18. “Sì, un orario da ospedale”, ride Simona.
A parte ufficiali e tecnici, in servizio a turno 24 ore su 24 per governare la navigazione, la sveglia è alle 7,30, quando un marinaio che smonta dal turno di notte bussa a tutte le cabine augurando il buongiorno.
Alle 8 comincia il lavoro – a ciascuno il suo, la manutenzione, le pulizie, la cucina, il censimento dei cetacei… – che termina alle 17, con in mezzo la pausa per il pranzo.

Alessandro Giannì mi racconta del censimento dei cetacei: dalla Corsica a Genova, l’Arctic Sunrise ha seguito una rotta a zig zag, lungo la quale si facevano i turni per avvistare gli animali e registrarne l’esatta posizione.
I dati poi verranno elaborati da un computer, che “peserà ” luoghi e numeri degli avvistamenti per stimare il numero complessivo degli animali e raffrontarlo con quelli dell’ultimo censimento, a fine Anni 80.
“Abbiamo notato una buona biodiversità . Balenottere, pescespada, tonni. Pulcinella di mare e berte. Anche uno squalo. Però l’impressione è il numero degli animali sia diminuito. Certo, bisognerà aspettare l’elaborazione dei dati”.

Mentre ero sull’Arctis Sunrise, venivano imbarcate le provviste per il prossimo viaggio. “Far stare tutto nel frigo è come giocare a tetris”, sintetizza Simona. Contemporaneamente una chiatta scaricava i rifiuti.
Mi ha fatto una certa impressione sentire invocare al citofono interno l’intervento del garbagelogist. Cosa, Simona, avete uno specialista in immondizia? “Sì. Ha il compito di separare i rifiuti per la raccolta differenziata, lavarli e stiparli nel minor spazio”.

Le provviste da imbarcare non erano molte: “La prossima tappa è Cadice, in Spagna, e poi Lisbona, dove l’Arctic Sunrise rimarrà in manutenzione per tre settimane”.
E poi? Uno striscione orgogliosamente appeso nella stiva spiega il programma: “You can’t lock up a sunrise”. Non si può arrestare l’alba.
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agosto 15th, 2008 at 01:04
che tentazione..