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Animali e specie protette

Il disboscamento minaccia le farfalle monarca, le più famose del mondo

E’ minacciato dal disboscamento illegale – mafia, scrive il Guardian – il piccolo sito messicano in cui trascorrono l’inverno milioni e milioni delle celebri farfalle monarca, le uniche farfalle migratrici.

Il loro viaggio annuale dal Canada orientale verso Sud sta svolgendosi in questi giorni, ed è uno spettacolo naturale affascinante. Per questo esse sono probabilmente le farfalle più famose del mondo..

Infatti l’Unesco ha proclamato “patrimonio dell’umanità” il quartiere invernale delle farfalle, che ogni anno attira monarca migliaia e migliaia di turisti.

Le farfalle – 10 centimetri di ali arancio, bianche e nere – volano per 2.800 chilometri a gruppi di migliaia, e arrivate a destinazione ricoprono completamente tronchi e rami della Mariposa Monarca Biosphere Reserve, negli Stati messicani di Michoacán and México. Ma ora lì gli alberi stanno sparendo.

L’anno scorso è stato abbattuto il 10% degli alberi della riserva, scrive il Guardian. La deforestazione è legata all’arrivo in zona della criminalità organizzata. Della mafia, appunto, per usare lo stesso vocabolo scelto dall’articolo.

Il Governo messicano impiega addirittura l’esercito per bloccare l’accesso degli autocarri alla riserva. Alla gente del posto sono stati offerti incentivi in denaro per conservare gli alberi, e vengono incoraggiate le attività legate al turismo.

Tuttavia la criminalità organizzata, anche con la violenza e l’intimidazione, è riuscita a cementare legami con una delle comunità locali. E a questa stessa comunità è legato il 92% della deforestazione nella riserva delle farfalle.

Sul Guardian il disboscamento minaccia le farfalle monarca, le più famose del mondo

da English Wikipedia Mariposa Monarca Biosphere Reserve

La farfalla monarca

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set  08
12
alle 11:21
da maria

Ultimo commento:

di giacomo il 01/1/70

C'è poco da dire bisona fare qualcosa, vorrei vivere almeno fino alla scoperta delle macchine vo...


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8 Commenti to “Il disboscamento minaccia le farfalle monarca, le più famose del mondo”

  1. Diego dice:

    tristezza….

  2. Aldo dice:

    Più terra-terra potremmo chiederci che fine hanno fatto, a puro titolo d’esempio, i macaoni e le mantidi e far qualcosa a casa nostra perché possano tornare a diffondersi. Solo trent’anni fa erano insetti comunissimi. Pare che nessuno si sia scandalizzato per il loro sterminio, men che meno l’UNESCO.

    Quanto sarebbe più costruttivo prendersi cura del proprio cortiletto! Poi, dopo aver sistemato le cose in casa propria, si potrebbe guardare anche più in là.

  3. Anonimo dice:

    A prescindere dal cortiletto (concetto che non mi trova pienamente concorde), dici una cosa molto vera, Aldo.

    Aggiungo che a me non mancano solo i macaoni e le mantidi. Mi mancano anche i podaliri, i cervi volanti, le vanesse, le lucciole…

    Tutte piccole creature che abbiamo perduto, e menomale se non altro che gente come te ci bada. Credo proprio che anche a loro dedicherò un post.

  4. Aldo dice:

    Infatti, Maria. Macaoni e mantidi erano solo esempi, i primi che mi son venuti in mente. Dovessimo stilare una lista completa temo che ne verrebbe fuori un elenco molto lungo, e non solo nel campo degli insetti. Che dire del fatto che trent’anni fa le risaie della Lomellina erano colme di girini (ora scomparsi)? E che le acque basse del Po pullulavano di avannotti (scomparsi pure loro)? Eppure, la propaganda esegue insistentemente un ritornello che suona più o meno così: “dagli anni ‘70 ad oggi, la situazione ambientale in Italia è alquanto migliorata”. Sì, nel mondo dei sogni.

  5. Flavio dice:

    La Lucciola mica si è estinta. E neppure macaoni e mantidi. Neppure il Cervus volans si è estinto e neppure i podaliri.

    Cosa dite mai?

  6. Aldo dice:

    Non ho scritto che si sono estinti. Ho scritto che sono scomparsi dalla circolazione, che non è più possibile incontrarli con frequenza, come invece accadeva in precedenza. Il loro numero si è contratto, il loro areale di diffusione pure. Quelli che erano elementi del quotidiano di molti sono diventati rarità introvabili. Un impoverimento per tutti noi. Un vero e proprio scadimento della qualità della vita. Forse non se ne parla perché quel tipo di impoverimento non riguarda il PIL…

    P.S. Nel frattempo mi son tornate alla mente le raganelle, le salamandre e i tritoni. Ormai introvabili pure loro, a meno di andarli a cercare in qualche riserva residua, a decine o centinaia di chilometri di distanza. Addirittura i comuni rospi si vanno facendo sempre meno diffusi.

  7. Simopego dice:

    @ Aldo:
    Mi sento di dover fare una precisazione su quello che dici:
    dagli anni 70 ad adesso l’ambiente in Italia è migliorato e peggiorato allo stesso tempo, ed è migliorato sotto il punto di vista di superficie boscate (sia dall’abbandono dell’alpicoltura, della castanicoltura e negli ultimi anni con i criticabilissimi “nuovi boschi di pianura”), il lupo e gli ungulati hanno ampliato moltissimo i loro areali, sono state istituite e protette e create molte zone (alcune solo sulla carta), alcune famiglie di uccelli hanno visto aumentare moltissimo la loro consistenza numerica come gli ardeidi o i cormorani.
    Mentre a livello di Pianura Padana centro-orientale (dove vivo, ma applicabile a tutta la pianura Padano-Veneta) il paesaggio si è banalizzato e fortemente urbanizzato e frammentato e sono scomparsi siepe campestri, incolti, stagni, vegetazione acquatica e ripariale; al di fuori delle zone protette fai fatica a trovare ambiente idonei adatti a certa vita selvatica, si sono aggiunte nuove specie invasive e devastanti; ed è ovvio che non si trovino cervi volante (manca il legno morto), i girini o le idrofite nelle risaie (pratiche agronomiche dove si tende a diserbare e a prosciugare)…
    Questo per dire che in qualcosa è migliorato, ma in molto altro è peggiorato

  8. giacomo dice:

    C’è poco da dire bisona fare qualcosa, vorrei vivere almeno fino alla scoperta delle macchine volanti!

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