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Clima

Giappone, etichette con le emissioni di anidride carbonica sui prodotti

vasetto

Il Giappone si appresta a introdurre un’etichetta relativa all’impatto ecologico sulle confezioni di cibi, bevande, detergenti ed apparecchi elettrici.

L’etichetta riguarderà l’anidride carbonica – il gas dell’effetto serra – emessa nell’atmosfera per produrre, confezionare e distribuire ciascun bene.

Un modo per rendere consapevole ogni consumatore del suo personale contributo ai cambiamenti climatici in atto. La speranza è che questo spinga le aziende a ridurre il più possibile le emissioni

L’etichetta non sarà obbligatoria ma, scrive il Guardian, poche imprese sembrano intenzionate a non farsi concorrenza sul versante della, diciamo, eco-trasparenza.

Il Governo si sta impegnando a redigere criteri di etichettatura uniformi, affinchè i consumatori possano fare il confronto. L’etichetta, aggiunge il Governo, sarà più dettagliata e trasparente rispetto agli analoghi e limitati esperimenti effettuati in Gran Bretagna.

A mo’ di esempio, è stata mostrata l’etichetta di un pacchetto di patatine fritte, da cui si evince che la sua produzione ha richiesto l’emissione in atmosfera di 75 grammi di anidride carbonica: il 44% per la coltivazione delle patate, il 30% per la trasformazione, il 15% per la confezione, il 9% per la distribuzione e il 2% per lo smaltimento.

Le prime etichette relative alle emissioni di anidride carbonica dovrebbero approdare nei negozi giapponesi in primavera.

Sul Guardian Giappone, etichette con le emissioni di anidride carbonica sui prodotti

Foto Flickr

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ago  08
23
alle 09:38
da maria

Ultimo commento:

di federico vannucci il 01/1/70

Bèh, Tiziano, a questo punto ritengo doveroso ringraziarla per aver espresso la sua opinione di ...


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9 Commenti to “Giappone, etichette con le emissioni di anidride carbonica sui prodotti”

  1. Tiziano M. dice:

    Strana gente questi giapponesi, balene ed ecoetichette sono del tutto incongruenti.

  2. federico vannucci dice:

    Scusa Tiziano, perchè sono incongruenti?

    Anche tu “coerentissimo” ed “eticissimo” vegetariano?

    In ogni caso, qualsiasi specie selvatica può, dico PUO’, essere sottoposta ad un prelievo scientifico che non intacchi il “capitale” della specie stessa.

    Ed un “prelievo sostenibile di risorsa rinnovabile” non può che stare alla base di ogni concetto “ecologico”.

    A prescindere dalle motivazioni etico-ideologiche ad esempio dei vegetariani che, competendo una sfera assolutamente diversa (quella etica, appunto, non quella pragmatica!), non hanno niente di che spartire con l’ecosostenibilità!

  3. simone dice:

    federico, perchè sono una specie in via d’estinzione

  4. federico vannucci dice:

    Le circa 20 (o 30, ora non ricordo con esattezza) specie di balene non sono tutte a “rischio estinzione”.

    In particolare non lo sono quelle oggetto dei prelievi, in particolare quelli norvegesi.

    In ogni caso, il rischio varia notevolmente da specie a specie: per diverse specie (in particolare quello oggetto dei prelievi), è notizia recentissima di un consistente miglioramento negli stock avvenuto in questi ultimi anni…

    P.S.: i prelievi con criteri scientifici, partono dal presupposto che il prelievo sia effettuato solo nel caso che questo non costituisca nocumento alla specie stessa: per fare un esempio, se quest’anno la popolazione della specie è di 100 unità, e si prevede il prelievo di 5 unità, l’anno prossimo la popolazione dovrà contare almeno 100 unità. Questo è il presupposto di ogni “prelievo scientifico conservativo”

  5. Tiziano M. dice:

    ” Anche tu “coerentissimo” ed “eticissimo” vegetariano? “

    “coerentissimo” ed “eticissimo”…

    Come tutti, ho anch’io i miei scheletri nell’armadio.
    Seppure in quantità limitata, nella mia dieta pesce e -raramente, non mi piace, de gustibus non est disputandum- carne non mancano, cosicché non posso esser definito (o se preferisce “etichettato come”) “vegetariano”.
    Vede, Sig. Federico, non ci siamo mai visti in faccia, pertanto a titolo personole posso dire che non ho la pretesa di conoscerla.
    Detto questo, ora ho cose più importanti da fare; sono convinto che non sentiremo affatto la reciproca mancanza.
    Cordiali saluti.

  6. simone dice:

    e infatti è risaputo che le specie non oggetto di prelievo manifestano questa discriminazone suicidandosi in massa sulle spiaggie..

  7. federico vannucci dice:

    Onestamente, sig. Tiziano, avrei preferito che Lei avesse dato una risposta di merito, piuttosto che limitarsi unicamente a questa sua … “simpaticissima”!

    Ma prendo per l’ennesima volta atto che dovrò abbandonare l’idea di avere uno scambio di opinioni sulle questioni di merito in questo Forum…

    Comunque io rispetto la sua presa di posizione: d’altronde, se a Lei fa piacere così…

    Cordiali saluti anche a Lei.

  8. Tiziano M. dice:

    Si figuri, nessun problema, sarò molto lapidario nella risposta: potrei capire il “sacrificio” (per dirla in maniera morbida) di pochissime unità per scopi di ricerca; ma,trattandosi di centinaia di capi cacciati (per aggiunta all’anno), potrei ipotizzare due possibilità: giustificando spesso la caccia per “scopi di ricerca”, o gli scenziati che ci stanno dietro non sono particolarmente competenti (che cercano?), oppure ci sono scopi meramente commerciali.
    Non si sa mai, il “prelievo sostenibile di risorsa rinnovabile” potrebbe non esserlo affatto; il condizionale è d’obbligo: come si usa dire, la verità sta nel mezzo, ma tanto dipende da che estremità si parte…

  9. federico vannucci dice:

    Bèh, Tiziano, a questo punto ritengo doveroso ringraziarla per aver espresso la sua opinione di merito.
    Al riguardo, mi permetto alcune osservazioni.

    Sugli “scopi di ricerca”, non posso che convenire che questo sia un modo assolutamente pretestuoso e disonesto per fare quello che non si può dire: rintengo quindi che questa, appurato che fosse la menzogna che ha tutta l’aria di essere, sarebbe assolutamente esecrabile dal punto di vista morale.

    Riguardo invece la pragmatica “sostenibilità” di questo stesso prelievo, se è vero (come è vero e SE è vero) che in questi ultimi anni gli stock di alcune specie di balene (proprio quelle oggetto dei prelievi) sono aumentati, “nonostante” questi stessi prelievi, questo non può non implicare la loro “sostenibilità” (anche se eticamente ed ufficialmente ipocrita!).

    Su questo, se lei è intellettualmente onesto, mi sembra che potrebbe anche convenire… sempre che ne abbia voglia!

    Vorrei infine osservare che io non sono certo che i norvegesi definiscano i loro abbattimenti “per scopi di ricerca”: di certo (almeno in parte) lo fanno i giapponesi… In ogni caso, qui si entra in aspetti della questione che non conosco, e quindi vorrei evitare di esprimere (infondate) opinioni al riguardo…

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