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L’impatto ambientale del fotovoltaico

Esiste una leggenda metropolitana sui pannelli fotovoltaici: ed ora, finalmente, è stata scientificamente smontata. In base a questa diceria, i pannelli fotovoltaici non sarebbero ecologici perchè avrebbero un impatto ambientale pesantissimo: durante la loro fabbricazione sarebbe necessario impiegare molta più energia di quanta essi ne producono.
Di conseguenza, durante la fabbricazione dei pannelli fotovoltaici verrebbe immessa nell’atmosfera una quantità enorme di gas serra e tale da annullare del tutto i benefìci causati successivamente all’ambiente con l’energia pulita ottenuta dal sole. Uno scienziato ora ha fatto i calcoli accurati: e i pannelli fotovoltaici ne escono assolutamente trionfatori. Lo scienziato ha “spalmato” l’inquinamento legato al processo produttivo dei panelli fotovoltaici – lavorazione del silicio compresa – sull’energia pulita che essi generano nell’arco della loro esistenza. Ebbene: gli impianti fotovoltaici meno efficienti emettono nell’atmosfera 55 grammi di gas serra per ogni kilowatt ora di elettricità prodotta. Lo stesso chilowatt ora di elettricità prodotto da una centrale alimentata a carbone genera addirittura quasi un chilo di gas serra. Complessivamente, le emissioni legate alla produzione di pannelli fotovoltaici sono 90-300 volte più basse delle emissioni che si verificherebbero se, anzichè la loro energia pulita, si usasse la stessa quantità di energia ricavata da fonti fossili. Lo studio completo si può indagare a partire da qui. Ah, la leggenda metropolitana sui pannelli solari più inquinanti dell’energia tradizionale voi non l’avete mai sentita? E’ qui, prego. Foto Flickr.
da maria
Ultimo commento:
di ing Mank il 01/1/70
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febbraio 29th, 2008 at 15:04
Premetto che non sono un esperto e forse sto facendo un ragionamento sbagliato, ma se guardi su wikipedia alla voce EROEI risulta che il fotovoltaico convenzionale ha un EROEI compreso tra 3 e 9 (per il fot. a film sottile tra 25 a 85) questo significa che un impianto che in tutta la sua vita lavorativa produce 3MWh di energia, richiede una quantità di energia per costruirlo di 1MWh (nel caso peggiore), questa enorme quatità di energia verrà prodotta presumibilmente utilizzando fonti fossili e come tali altamente inquinanti, perciò o c’è qualcosa di sbagliato nel mio ragionamento, o è sbagliato quello che ho trovato scritto su wikipedia oppure non è vero che le emissioni sono 300 volte inferiori come affermto sul post.
febbraio 29th, 2008 at 20:07
Se mi permettete una scurrilità, ma non lo voglio scrivere, queste sono le classiche ……. mentali di qualche grosso esperto tipo il famigerato Battaglia.
marzo 1st, 2008 at 13:24
Già da tempo sono stati prodotti studi scientifici che dimostrano come il tempo impiegato da un pannello fotovoltaico di silicio cristallino a ripagare l’energia spesa per costruirlo si attesta intorno ai tre anni. Tenendo conto che la durata del pannello è superiore ai vent’anni, l’EROEI è pari a 7 o 8. Ripeto, questi sono i risultati di lavori pubblicati su riviste scientifiche, passati attraverso il processo di “peer review”. Tutto il resto, sia le affermazioni secondo cui l’EROEI è 3 o addirittura minore di 1, sia quelle secondo cui è 90 o 300, sono cose non dimostrate. Incidentalmente, un EROEI di 7 o 8 è già notevole, visto che ormai anche il barile di petrolio ha, tenendo conto dell’energia spesa in esplorazione ed estrazione, un EROEI stimato intorno a 10. E questo 7 o 8 è passibile di notevoli miglioramenti, con la tecnologia a film sottile, come indicato da Stefano. Il grosso problema invece è un altro, ossia quello dello stoccaggio dell’energia prodotta, per rimediare all’intermittenza di questa fonte. Su questo occorrerebbe molta più attività di ricerca e sviluppo.
marzo 3rd, 2008 at 14:02
Caro Deserteur
Il problema dello stoccaggio dell’energia da fonte fotovoltaica in Italia non è un problema.
Non lo sarà ancora per molto perchè i quantitativi prodotti sono ancora modesti e i bacini idroelettrici esistenti possono ampiamente “stoccare” tutta l’energia degli impianti fotovoltaici.
Ci sarebbe sempre la possibilità di produrre e stoccare idrogeno.
Lo so che le cosa è poco efficente
ma in mancanza di metodi migliori
Si può utilizzare.
DEVONO però esserci delle PRE-CONDIZIONI affinchè questo accada:
1) che il fotvoltaico possa coprire una grossa fetta dei fabbisogni energetici
2) che lo possa fare a costi molto più bassi di quelli attuali
In tal caso si può pensare di stoccare i surplus di produzione di energia che la rete non è in grado di assorbire producendo idrogeno.
dicembre 18th, 2008 at 10:21
Oltre all’energia per produrli andrebbero considerati i materiali impiegati:
Ci sono – ma è difficile trovare dei pannelli che non necessitino di sostanze/processi tossiche o pericolose (hanno un costo più elevato a parità di prestazioni)
Allego un link che può dare un’idea della problematica…..
http://www.ecoage.it/impatto-ambientale-dei-pannelli-solari.htm
Saluti.
dicembre 18th, 2008 at 10:30
Per molti impatto ambientale si ferma all’aspetto visivo…
Se sono le autorità locali a bloccarli per l’impatto estetico……è una vergogna….è come dire che 1a persona non può tenere i fiori sul balcone….
Allego a tale scopo quest’altro link
(vedere articolo 3 e 4):
http://www.voltimum.it/news/2300/s/Proposta-di-legge-di-iniziativa-popolare-per-promuovere-l-utilizzo-dell-energia-solare.html
Chiedo scusa per il ritardo dei commenti ma ho visto solo ora il post…..
gennaio 1st, 2009 at 17:50
questo articolo fa schifo al cazzo
marzo 2nd, 2009 at 02:34
Non si trucca un argomento in questo modo!
L’EROEI di un pannello FV policristallino alla nostra latitudine è 3 considerando una durata di 30 anni di vita.
Ma anche così si trucca l’argomento.
Per costruire un pannello FV si impiega talmente tanta energia che si inquina tantissimo, e non solo come gas serra.
Per truccare il dato, per esempio, dato che per fare il cristallo di silicio si usa un forno elettrico, basta considerare di alimentare tale forno con energia idroelettrica ed ecco che ho nascosto la CO2 ma non ho nascosto i danni che ho prodotto nel fare la diga e tutti gli impianti elettrici per portare la corrente alla fabbrica.
Andiamo alla radice delle cose.
Prima di segare le gambine a Scientific American sarebbe meglio studiare chiedendosi se la tecnologia può risolvere o non può.
Una domanda che non si pone nessuno, semplice semplice da porsi, non altrettanto da rispondere con dovizia di spiegazione ma andiamo per gradi.
Conoscete per caso una qualsiasi tecnologia che abbia risolto un problema senza comportare ricadute più ampie con nuovi e più complessi problemi spostandoli?
Trovatela, oppure non trovatela,
Se la trovate allora il tecnottimismo ha ragione di esistere e non è un mito demente di una cultura deficiente, ma se non c’è allora la tencologia non risolve mai ma peggiora sempre le cose, FV o no che sia, ergo per la seconda legge della termodinamica con irreversibilità qualsiasi tecnolgia è una cazzata.
Ma sono sicuro che non vi piacerà capirlo nonostante sia cristallinamente vero.
aprile 27th, 2009 at 17:45
In risposta a “la fisica non è un opinione”:
caro collega (presumo vista l’affermazione inerente al secondo principio della termodinamica) in primo luogo non è vero che la tecnologia ha sempre e comunque peggiorato le cose. Posso concordare sul fatto che nel sistema moderno spesso le tecnologie introdotte dall’uomo hanno avuto come unico scopo l’arricchimento di chi le ha introdotte, mentre invece per una tecnologia che ambisce a risolvere realmente un problema possono logicamente presentarsi imperfezioni e riscontri comunque negativi; tuttavia non è per forza detto che questi riscontri pongano la tecnologia in questione in una condizione di sconvenienza (non sto ovviamente parlando di sconvenienza economica), può infatti così essere e può anche così non essere.
Come ogni sistema, di qualsiasi tipo, anche il sistema umano in cui viviamo noi oggi risponde logicamente con particolari reazioni se sottoposto a determinate azioni (le sarà nota anche questa legge immagino).
Il reale problema è che vista la mentalità dell’uomo moderno (egoista, avido ecc…), il sistema può rispondere spesso negativamente anche ad input positivi. Non ha dunque tanto senso la questione “secondo principio della termodinamica / irreversibilità / aumento dell’entropia”= NO tecnologia. Vorrei ad esempio conoscere, se ne si è a conoscenza, qualcuno che si sia mai ammalato di entropia. Confido in oltre nel fatto che l’universo non esploderà di entropia nonostante quell’affascinante formulazione del secondo principio della termodinamica.
Il secondo principio della termodinamica esprime la direzione nella quale avvengono le trasformazioni termodinamiche macroscopiche, e non che ogni trasformazione che si esegue attraverso un apparato tecnologico sia ecologicamente sconveniente.
Ritengo sia piuttosto ipocrita criticare chi senz’altro potrà anche aver truccato i dati su un argomento, truccando a propria volta il significato di un principio fisico ancora più grande.
Si ricordi intanto che il pianeta terra si comporta come un organismo vivente, e che ha una certa capacità di smaltire e riciclare CO2, inquinanti e simili. Si tratta solo di comprendere l’importanza di non eccedere nella loro produzione al di sopra della capacità di smaltimento della terra, come invece è successo nello scorso secolo ed, in maniera ancor più incisiva, nel secolo in corso.
Che il Fotovoltaico sia ecologicamente – energeticamente conveniente o no non mi è personalmente dato di conoscerlo con assoluta precisione. Molte fonti documentate sostengono di sì. Si tenga almeno a mente che, a titolo d’esempio, le compagnie petrolifere sono davvero fra le figure più potenti del nostro sistema e possono arrivare a manipolarlo per far sì che anche ad un “input” positivo, il sistema abbia risposta negativa, o per lo meno, che sembri negativa. In effetti c’è davvero da prendere tutto ciò che ci viene propinato dai mezzi di informazione assolutamente con le pinze.
Tuttavia l’affermazione che per il secondo principio della termodinamica ogni tecnologia sia sconveniente o inutile la trovo veramente una torsione leopardiana della realtà.