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Crisi alimentare, sciopero del latte in Germania e del prosciutto in Italia
Scioperano gli italiani produttori di prosciutti e scioperano i tedeschi produttori di latte, in aggiunta allo sciopero europeo dei pescatori. E’ la crisi alimentare.
Tutti a dire che non ci stanno più con le spese, anche se noi al supermercato paghiamo sempre più caro e salato.
Vuol dire che il difetto è nel manico, no? Nel nostro modo di produrre e vendere cibo, voglio dire. E non mi pare che il vertice Fao di Roma stia prendendo il toro per le corna.

Intendiamoci bene: non mi fanno pena, di regola, i piccoli imprenditori che piangono miseria, come è tipico, anche in anni di vacche più grasse, dei commercianti a Natale.
Però adesso è diverso, credo. I costi da sostenere per produrre e trasportare il cibo aumentano insieme al petrolio. Se ne avvantaggiano solo le multinazionali: gli altri, piangono.
Infatti lo “sciopero del latte” degli allevatori tedeschi – preferiscono buttarlo che venderlo a prezzi giudicati da fame – ha contagiato Francia, Olanda, Paesi Baltici. Anche la Svizzera, dove però si è trovato l’accordo.
Il latte comincia a scarseggiare nei supermercati tedeschi. I contadini tengono duro: cedono sui latticini ma continueranno a non consegnare latte fresco.
Chiedono di essere pagati 43 centesimi al litro invece dei 28-34 centesimi attuali, perchè negli ultimi sei mesi i costi di produzione sono aumentati del 6% mentre contemporaneamente, per tener bassi i prezzi, i supermercati hanno tagliato pesantemente i compensi ai produttori.
In Italia intanto scioperano gli allevatori di maiali. Più soft rispetto agli allevatori tedeschi di mucche: si limitano – per ora – a non consegnare i certificati necessari alla produzione di salumi Dop. L’epicentro è in Emilia e in Friuli, vale a dire prosciutti di Parma e San Daniele.
Cambiano le forme ma non la sostanza. Vogliono che la carne sia loro pagata 1,5 euro al chilo, dicono che le cifre loro riconosciute non hanno assolutamente tenuto dietro all’aumento dei costi di produzione.
Morale della favola? Anche i produttori, come noi consumatori, mi sembrano schiacciati. Ma non dal destino cinico e baro: qui qualcuno, eccome!, ci guadagna.
Sono le leggi del mercato globale, dicono. E allora non resta che la filiera corta, cortissima: il cibo locale.
Lo “sciopero del latte” in Germania e in Europa su Eu Observer
Lo “sciopero del latte” terminato in Svizzera su Swiss Info
Il latte che scarseggia nei supermercati tedeschi su Spiegel On Line
La ripresa della consegna dei latticini, ma non del latte fresco, sul Guardian
Lo “sciopero del prosciutto” e la sua evoluzione in Italia sul Messaggero Veneto e su Welfare Cremona
Leggi Per fronteggiare la crisi alimentare l’Inghilterra produrrà più cibo. E l’Italia?
da maria
Ultimo commento:
di Aldo il 01/1/70
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giugno 4th, 2008 at 13:53
Certo che hanno un bel coraggio a lamentarsi, con tutti i soldi pubblici che beccano. se la comunità europea smettesse di dare sussidi agli allevamenti(penso che guadagni molto di più una mucca europea che un indiano medio), la carne costerebbe il giusto e se ne mangerebbe di meno, riducendo i consumi di cereali.
Invece continuano a dare soldi pubblici alle vacche per fargli mangiare il nostro cibo(cereali, soia, granturco ecc.).
Scandaloso.
giugno 4th, 2008 at 22:22
Com’è che se chiedo di comprare qualcosa direttamente alla produzione il contadino mi fa un prezzo PIU’ ALTO di quello che trovo al supermercato (provare per credere)? D’accordo appoggiare i produttori accordando loro prezzi più elevati di quelli che ricavano vendendo ai grossisti ma, diamine, che ci si incontri almeno a metà strada! Che, ci hanno preso proprio tutti per fessi o è un semplice esercizio di strozzinaggio?