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Voci dal Territorio

Archeologia arborea, le varietà locali di alberi da frutto

vecchio melo

Probabilmente non abbiamo neanche idea di quel che ci siamo persi. Il 98% delle varietà locali di alberi da frutto, il 99% degli ortaggi, la quasi totalità dei cereali.

Non solo la biodiversità. Anche sapori e profumi se ne sono andati con i frutti dimenticati. Al supermercato troviamo tre o quattro varietà di mele, ciascuna con “pezzi” che sembrano fatti in serie. Idem per le pere, le ciliege, le albicocche…

Qualcuno ha provato a salvare il salvabile. Ebbene: dalla sola Città di Castello, provincia di Perugia, sono venute fuori 150 varietà locali di alberi da frutto. Li ha trovati e li custodisce l’Associazione di archeologia arborea.

“Tenga presente che Città di Castello non è neanche una zona vocata alla produzione di frutta. E tenga presente che ci siamo rigorosamente limitati alle varietà locali“, mi dice al telefono Isabella Dalla Ragione, di professione agronoma, che ai frutti dimenticati ha dedicato gran parte della sua vita.

Il padre Livio è stato il primo, ancora negli Anni 70, a salvare le varietà locali, “e il lavoro è diventato un po’ più razionale con il passare del tempo – riprende Isabella Dalla Ragione – Allora lo si faceva più che altro per conservare la memoria storica. Concetti come biodiversità ed erosione del patrimonio genetico erano ancora di là da venire”.

Mette innanzitutto i puntini sulle “i”: “Non non siamo dei seed savers, che collezionano varietà rare e strane. A me interessa solo la roba locale, legata ad un ben preciso territorio”.

Ogni zona avrebbe – aveva – le sue varietà di frutta, “adattate nei secoli a quelle particolari condizioni climatiche”. Moltissimo è andato perduto, ma ancora restano, sparsi nelle campagne, i relitti del gran naufragio della biodiversità avvenuta con la meccanizzazione dell’agricoltura.

“Sto facendo un lavoro di ricerca in Abruzzo: ho trovato moltissime varietà. Il problema è che altrettante ce ne sono probabilmente dappertutto, ma solo in pochi luoghi si pensa a conservarle. Qualcosa fanno alcune Regioni per i peri e i meli: il Piemonte, il Trentino, il Friuli”.

“Esistono associazioni per salvare e perpetuare le varietà locali di frutta in Piemonte e in Liguria. Ben poco altrove. L’Italia meridionale, ad esempio, avrebbe un patrimonio ricchissimo, ma non se ne occupa quasi nessuno”.

Ognuno di questi frutti perduti, oltre al sapore unico, ha – aveva – la particolarità di prestarsi a ben precisi usi e metodi di conservazione. “Ma lasci perdere la marmellata! Lo zucchero era una spezia, costava e lo si usava con parsimonia. C’erano frutti adatti ad essere conservati sott’aceto piuttosto che nel lardo o nel miele. Adatti ad essere essicati o variamente infilzati”.

Ci tornerò su. Segnalazioni di varietà locali di frutta, cereali, ortaggi sono graditissime. Intanto visitate il sito dell’Associazione di archeologia arborea: c’è anche la possibilità di adottare una pianta.

Sul sito della Regione Piemonte le varietà locali di meli, peri, ortaggi, animali domestici

Sul sito della Provincia autonoma di Trento antiche pere del Trentino

Leggi Il museo della frutta perduta

Leggi Cercansi disperatamente pere forelle

La prima foto è di Flickr, quelle più piccole sono di Archeologia arborea

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set  08
4
alle 08:00
da maria


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