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Animali e specie protette

Tartarughe, miracolo calabrese

Anch’io come Gianluca ho visto nascere le tartarughe marine sulle coste joniche della Calabria. Un privilegio raro – se vuoi vedere la Gioconda vai al Louvre e sai che immancabilmente la trovi; con gli animali non puoi mica prendere appuntamento, tanto più se sono sull’orlo dell’estinzione – e un’emozione unica, che proverò a raccontare. Ma prima vorrei descrivere il contesto in cui ogni anno si rinnova questo miracolo, perchè sono un ibrido di natura trionfante, natura violentata e degrato questi luoghi dove le tartarughe depongono testardamente, anno dopo anno, le uova. Dello scandalo delle tartarughe calabresi ho già parlato: nessuna protezione per il più importante sito italiano di nidificazione, e anzi bulldozer e trattori mandati dai Comuni ad inizio estate a spianare il litorale, col risultato che i nidi andrebbero distrutti se i biologi dell’Università della Calabria non percorressero quotidianamente le spiagge per cercarli, censirli e proteggerli.

Provate a immaginare una notte in spiaggia – è di notte che le tartarughine escono dal nido e corrono verso il mare – con una polvere di stelle quante mai avreste pensato ne possa contenere il cielo. Un fazzoletto di litorale scuro e deserto, assediato però su un lato dalle luci della stazione ferroviaria, sull’altro dal faro – dicesi faro – di una pizzeria, che punta proprio sul nido. E bisogna pregare di spegnerlo, perchè le tartarughine neonate d’istinto si dirigono al mare solo se attorno c’è il buio. Altrimenti corrono a morire verso la luce: qualche anno fa, mi raccontano, su un’altra spiaggia un’intera nidiata è stata fatalmente attratta da tre o quattro lampioni della statale.

Una rete ombreggiante è stesa verso monte, a protezione del nido. Attorno, ad attendere la schiusa, i biologi e un drappello di turisti fra i quali si è sparsa la voce. Gente del posto non mi pare di averla notata. Tutti aggrumati in quel piccolo fazzoletto di buio totale, rotto solo ogni tanto dal fascio di luce rossa che una pila proietta sul nido per vedere cosa succede: luce rossa, perchè da quella le tartarughe non sono disturbate. In corrispondenza del nido sulla sabbia si forma una piccola depressione, come un imbutino: il segno che là sotto qualcosa finalmente si muove.

Però attorno ben altro si muove. Una coppia di fari abbaglianti, un fuoristrada che percorre la spiaggia: del resto, l’accesso non è impedito. I biologi dell’Università della Calabria vanno a spiegare, a convincere, a trattare. Di solito, riferiscono, la gente capisce. Di solito, perchè a volte ti imbatti in un buzzurro totale. Il fuoristrada si allontana, e menomale. Aspetti ancora, e nell’imbuto appena spunta la sagoma di un capino. La tartarughina ormai è arrivata in superficie, e si ferma a rifiatare. Un altro po’, e a filo di rena vedi che ai due lati del capino si disegna una tenera mezzaluna. Le pinne anteriori: l’animaletto è lì lì per uscire.

Ormai è fatta? Macchè. Un altro piccolo grumo di gente si addensa a una cinquantina di metri dal nido. Ragazzi che vorrebbero accendere un falò: nulla e nessuno vieta di andare in spiaggia a quell’ora per un bagno a mezzanotte, e poi salsicce alla brace. Ovvero luce che attirerebbe le tartarughine neonate, e passi sulla sabbia che le potrebbero schiacciare. Di nuovo i biologi vanno a spiegare, convincere, trattare; il falò gentilmente trasloca in un luogo in cui non può disturbare.

Non fai in tempo a tornare con gli occhi al nido che già tutto succede: la tartarughina è uscita, e dietro subito un’altra. A volte ci sono schiuse di massa, con decine di neonati che contemporaneamente si accalcano fuori. Questo nido invece no: i piccoli ne escono a comode rate. I rettili neonati di solito sembrano copie rimpicciolite degli adulti, ma queste tartarughine hanno tutte le grazie che rendono tenero un anatroccolo neonato o, se vogliamo, un bambino. Capino grosso, occhioni grandi, linee arrotondate. Saranno trenta metri per arrivare al mare: dieci centimetri scarsi di guscio e zampette affannate a scalare sassi che per loro sono montagne, a risalire la duna lasciata dall’impronta di un piede, a camminare con pinne che sono fatte per nuotare. E corrono, corrono proprio quando arrivano in vista dell’onda che le risucchia, le risputa esauste sulla riva, finalmente le abbraccia e le porta lontano. Ormai sono andate, e buona fortuna: su cento piccoli, si calcola che uno riuscirà a diventare adulto. E su mille, una sola femmina camperà i trent’anni che le servono prima di tornare qui a nidificare.

Per dare un’idea di queste coste oltraggiate e dei fazzoletti di natura che resistono abbarbicati al mare – su di essi pesano oltretutto idee inconsulte di sviluppo – sappiate che lo sbocco in mare delle fiumare, quasi tutte in secca in questa stagione, è annunciato a centinaia di metri da un pesante, inconfondibile lezzo di fogna. Ma nelle pochissime che recano acqua sufficientemente abbondante per diluire gli scarichi si accalca una folla di gallinelle d’acqua, folaghe ed altri uccelli palustri che staresti tutto il giorno lì a rimirare. Solo il lavoro dei biologi dell’Università della Calabria protegge le tartarughe: tutte le mattine ciascuno di loro fa trenta chilometri a piedi, lungo il litorale, cercando le tracce che le femmine lasciano quando salgono in spiaggia a scavare i nidi: è l’unico modo per individuarli e proteggerli fino a schiusa avvenuta. Il tutto nell’indifferenza più totale da parte dei Comuni.

Non sto nemmeno a dire che servirebbero i depuratori per gli scarichi fognari: ma, se proprio vogliono spianare le dune (comunque, a parer mio, un errore e un orrore) basterebbe farlo a maggio, prima della stagione dei nidi. Non costerebbe nulla vietare l’accesso alle spiagge ai fuoristrada, e di notte anche ai turisti. E non credo che sarebbe una spesa così devastante installare schermature fra le luci e il mare. Invece… Prendete Brancaleone, che si fregia di essere ufficialmente “Città delle tartarughe di mare”. Di fronte ad una delle spiagge su cui esse fanno il nido, il Comune ha appena dato il vialibera ad un mega villaggio turistico. Sul sito internet e sul permesso di costruire ho invano cercato quanti appartamenti saranno, quanti metri quadri o metri cubi. Ma se vai a chiedere informazioni sul posto, ti dicono che fra due anni saranno pronti 499 residence. Il paese conta neanche 4 mila anime. Chissà se ho capito male.

Grazie a Sebastiano, Pasquale, Cristina e ai biologi dell’Università della Calabria: Salvatore, Giulia, Nunzia, Carmela. Grazie anche a Sandra, Janneke e a tutti gli altri. Le foto sono di Flickr.

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ago  07
16
alle 05:25
da maria

Ultimo commento:

di sdfsdfs il 01/1/70

bravi


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16 Commenti to “Tartarughe, miracolo calabrese”

  1. Flavio dice:

    E’ una delle tante vergogne del meridione…ahimè a Milano non sarebbero successe queste atrocità…non si può prioprio fare nulla? Una petizione? Non vi sono leggi atutella della Caretta caretta?

  2. Fortunato Vadalà dice:

    La situazione non è cosi drammatica come sembrerebbe dalla lettura di questo post.
    Sono l’autore dell’articolo “Condofuri adotta le tartarughe Caretta Caretta” che voi gentilmente avete linkato.
    In esso parliamo di una realtà nella quale c’è stata una stretta sinergia tra gruppo di ricerca e amministrazione comunale per i lavori di ruspamento della spiaggia, vigilanza sui nidi ecc.
    Circa il villaggio turistico a Brancaleone io non sarei catastrofista.
    Stiamo parlando di uan zona poco valorizzata attualmente, e, è ben possibile, fare in modo che ciò non vada a contrastare con l’ evento nidificatorio delle tartarughe.

  3. Flavio dice:

    Beh sono felice di saperlo perchè mi pareva criminale distruggere i nidi di una specie in pericolo di estinzione. ma, se l’area è vitale per la Caretta caretta nel mediterraneo, perchè non renderla area protetta e costruire altrove il villaggio?
    Basterebbe antrropizare un area vicina.

  4. Anonimo dice:

    Ho scritto esattamente quel che ho visto, Fortunato, e che tu non hai smentito: fuoristrada e fuochi sulla spiaggia, nessun riguardo per il disturbo recato alle tartarughe (che sono una specie in via di estinzione!) dalle luci e dai bagnanti. Se il villaggio turistico di Brancaleone conta 499 residence, d’estate ospiterà suppergiù 1.500 persone: significa che i 4 mila abitanti del paese aumenteranno del 30-40%, e già oggi (ma te ne sarai accorto anche tu) la puzza di fogna delle fiumare è decisamente notevole. E poi, scusa: la situazione mi sembra davvero drammatica proprio perchè la salvaguardia delle tartarughe è affidata a quattro gatti di studiosi che corrono davanti alle ruspe e fanno la guardia ai nidi. Lieta di essere smentita: azioni concrete da parte delle amministrazioni locali, io non ne ho vista nessuna. E comunque: a me piacciono la spiaggia e la sabbia modellata dal vento, non dai trattori. Senza offesa per nessuno, non riesco proprio a capire tutto questo attaccamento alle ruspe.

  5. Fortunato Vadalà dice:

    A Condofuri l’ attenzione da parte di tutta la popolazione e dell’amministrazione comunale è stata massima.Personalmente sto cercando di mettere in contatto gruppo di ricerca e gruppo scout locale per una interazione che vada nella direzione di una attenzione massima nei confronti delle uova deposte.
    Il gruppo di ricerca non usa i toni drammatici e allarmisti di cui sopra e si pone l’ obiettivo di creare nel futuro una vera e propria cultura della protezione , la quale già esiste in modo sorprendentemente robusto sia nella popolazione che nelle istituzioni locali.
    Qualsiasi drammatizzazione é assolutamente fuori luogo.

  6. Anonimo dice:

    Tu ed io abbiamo, credo, filosofie molto diverse. Secondo me, proteggere la natura non è compito degli scout (con tutto il rispetto!), ma dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni. Che, e tu non mi hai smentito, non hanno preso provvedimenti di sorta.

  7. Fortunato Vadalà dice:

    due domande a maria f. piva:
    Quanto tempo è stata sui posti oggetto del fenomeno?…
    oppure ci vive?
    Se ha cura di leggere i miei post parlo di una attenzione massima dell’ amministrazione comunale e della popolazione di Condofuri (RC).
    E anche negli altri comuni interessati al fenomeno c’è attenzione massima al fenomeno senza alcuno dei problemi che lei ha cura di segnalare, in modo errato, se vuole la mia personalissima opinione.
    Capisco che esiste una linea editoriale e in rispetto di quella si fa dell’allarmismo il sale dei propri post, ma in questo caso, è del tutto fuori luogo.

  8. Anonimo dice:

    Ti rispondo per l’ultima volta. Ho scritto esattamente quel che ho visto, e che hanno visto anche tutti quelli che con me hanno assistito alla nascita delle tartarughine.

  9. Gianluca S. dice:

    Anche se le domande di Fortunato sono rivolte a Maria f.piva mi sento chiamato in causa. Si parla nello specifico di Condofuri. Io frequento Condofuri da 30 anni e posso quindi parlare a ragion veduta.
    Caro Fortunato, io sono sicuro che c’è interesse da parte dell’amministrazione comunale e della popolazione di Condofuri per questo problema, tuttavia non mi risulta che siano mai state prese iniziative per dare supporto al gruppo di ricerca dell’Università della Calabria nè per informare la cittadinanza sull’importanza di quest’attività (ne sono abbastanza sicuro ma sarei felice di essere smentito).
    Vedi, qui il punto non è difendere Condofuri (sarei il primo a farlo) perchè il problema è molto più ampio. Innanzitutto coinvolge un grande numero di comuni e non credo affatto che ci sia la stessa sensibilità di tutti i comuni per questo problema (scusami ma credo proprio che su questo non riuscirai a smentirmi).

    Credo che in alcuni casi ci siano delle colpe ma in altri casi ci sia solo poca consapevolezza ed educazione. Mi spiego:
    1) I falò in zone sensibili ci sono ma sono sicuro che se chi organizza i falò (ne ho personalmente organizzati tanti) sapesse esattamente cosa significa il nido che gli sta vicino, avrebbe la cura di organizzarli da un’altra parte.
    2) Le ruspe ci sono, eccome! Ho visto più e più volte i risultati e la mia posizione è: se vengono usate per la pulizia delle spiagge, semplicemente devono essere usate in zone non sensibili, nelle zone sensibili si usano i metodi antichi (e se c’è questa sensibilità, sono gli amministratori stessi che, prima di usare la ruspa, chiamano i ricercatori dell’Università della Calabria per sapere se possono farlo, e non viceversa!). Se invece la ruspa viene usata solo per spianare la spiaggia come fosse una duna (ricordo: le dune sono belle perché plasmate dall’azione dei venti!!) NON DEVE ESSERE FATTO MAI!
    3)Riguardo chi corre per le spiagge con moto, fuoristrada e quad (la moda del momento), anche qui è molto semplice: si deve semplicemente vietare di farlo nelle zone, nei periodi e negli orari stabiliti dai ricercatori come “a rischio”. Ecco cosa possono fare degli amministratori sensibili.

    Detto questo, io non conosco la linea editoriale di questo Blog, con il quale non ho niente a che fare, ma credo che se non di allarmismo si può sicuramente parlare di più che giustificata preoccupazione perché siamo molto lontani dalla sensibilità necessaria ad affrontare il problema al meglio.

    Probabilmente anche la tua attività di divulgazione potrà aiutare gli amministratori locali ad essere più consapevoli e attivi. Me lo auguro proprio perché altrimenti perderebbero un’occasione unica non solo per aiutare la salvaguardia ambientale del pianeta ma anche per fare quello per cui hanno ricevuto mandato, cioè proteggere e valorizzare le proprie terre!

  10. Tiziano dice:

    Anch’io ero a Condofuri (ci vado da 15 anni)ed ho assistito all’evento. Purtroppo devo confermare ciò che ha detto Maria (fuoristrada in spiaggia, luci dei locali ecc..). In parte giustifico l’accaduto per il fatto che nessuno in paese era al corrente della presenza dei nidi. E’ stata una bella sorpresa per tutti abitanti e turisti. Speriamo che, come dice Fortunato, l’amministrazione comunale e gli abitanti del paese diano in futuro all’ evento l’importanza che merita. Permettetemi di allargare un po’ il discorso… Io penso che la Valle dell’Amendolea sia uno dei luoghi più belli al mondo, il patrimonio storico-culturale della zona sia unico e meraviglioso, la tradizioni popolare divertente e affascinante… Ora anche l’evento di cui stiamo trattando. Verrebbe da dire che ovunque tale ricchezza sarebbe valorizzata al meglio, ma “in Calabria tutto è maledettamente più complicato”. Non aggiungo altro, sui problemi del Sud e della Calabria si discute anche troppo(scusate).
    Offro invece, qualora servisse, ospitalità o appoggio logistico (gratuito)ai ragazzi ricercatori. Ho un appartamento molto vicino alla spiaggia di Condofuri libero e attrezzato se interessa contattatemi via e-mail.

  11. Antonio Cuppari dice:

    In veste di rappresentante legale della RDV srl di Brancaleone, essendo venuto a conoscenza della presa in causa in questo blog del nostro progetto , vorrei democraticamente esprimere anche io un mio commento a riguardo delle dichiarazioni fatte nel suddetto articolo. Innanzi tutto vorrei precisare che l’intento della RDV non è certo quello di deturpare in alcun modo la bellezza del territorio dove noi stessi ideatori del progetto siamo nati e viviamo,e dove vivranno i nostri discendenti. Infatti nella realizzazione di questo progetto sono già all’opera i migliori tecnici, poiché possa realizzarsi con il minor impatto ambientale possibile (attraverso l’utilizzo di pannelli solari per l’energia elettrica, particolari impianti idrici per il riciclo delle acque, ecc.). Inoltre se non si volesse credere alla nostre buone intenzioni, pensate solo dal punto di vista economico, se non siamo forse noi i primi a volere che la zona continui ad essere un luogo di nidificazione delle tartarughe marine con il prestigio che questo può portare al nostro resort! Ci preme inoltre dire che non ci si può indignare solo di fronte ad una iniziativa privata (forse l’unica) che intende sviluppare e far migliorare quest’area dopo che si è rimasti a guardare per anni l’inefficienza di quella pubblica. Se non si creano onesti posti di lavoro con il turismo che futuro c’è per questa zona? Inoltre, è inconfutabile che in posti con maggior benessere economico si presta maggior attenzione alle tematiche ambientali (vedi regioni come il Trentino). E’ il nostro più grande desiderio che un turismo più qualificato porti benessere a tutta la popolazione, e quindi getti le basi anche per una maggior consapevolezza riguardo la salvaguardia dell’ambiente e un rinnovo culturale. Infine, ci è sembrato poco cortese nei confronti di tutte quelle persone che in questi anni si sono adoperate per la nascita del centro di recupero delle tartarughe marine e tutte le iniziative ad esso correlate, asserire che ci sono solo “quattro gatti”(cito testualmente da un commento) che si occupano delle tartarughe! Certo ancora molto rimane da fare, ma è grazie a persone coraggiose e che non cercano pubblicità che i primi passi sono stati compiuti. Quindi non riteniamo utile a nessuno urlare allo scandalo laddove non c’è, ma impegnarci tutti insieme per raggiungere l’obbiettivo concreto e fattibile che questo meraviglioso angolo di terra sia più ospitale sia per gli uomini che per le tartarughe. Cordiali saluti. Cuppari Antonio.

  12. Giovanni dice:

    sono Giovanni un ragazzo che vive al nord (Lombardia) ma che da anni viene in vacanza in queste spiagge meravigliose della Calabria più sconosciuta. Vorrei rispolverare le mie lontane origini calabresi e dire la mia su questa stupida polemica generatasi su questo blog: far polemica non è facile e se non si è informati si rischiano figure barbine dicendo le più grossolane baggianate. Io stesso mi sono ritrovato nell’agosto scorso ad assistere sulla spiaggia di Galati ad una scena a dir poco mortificante, ossia la schiusa di un nido segnalato MA NON PRESIDIATO dai responsabili del progetto tartacare dell’ università di Cosenza!!!!! i moltissimi curiosi lì presenti (la voce della schiusa imminente si era sparsa rapidamente) hanno avuto modo di potersi avvicinare al nido e di TOCCARE ADDIRITTURA LE PICCOLE TARTARUGHINE APPENA ARRIVATE IN SUPERFICIE, MENTRE UNA SIGNORA CERCAVA CON UNA TORCIA DI GUIDARE UN ESEMPLARE VISIBILMENTE DISORIENTATO!!!
    Mi sono poi più volte recato in visita al centro di recupero CTS di brancaleone dove ho visto molta serietà e professionalità. Peraltro ho avuto nmodo io stesso di costatare l’orgoglio dei cittadini di Brancaleone per la presenza del centro di recupero nel loro paese. Morale della favola: non è che questi interventi sono solo volti a screditare il lavoro del progetto Tartanet???

  13. tiziano dice:

    Bene, anzi male. Sono appena ritornato dalla mia annuale vacanza estiva a Condofuri e purtroppo deve aggiornare la situazione in questo modo: Nessun cartello informativo per i turisti frequentatori della spiaggia, le ruspe hanno nuovamente e incredibilmente spianato la spiaggia,dei fuoristrada hanno avuto accesso alla spiaggia indisturbati, i falo’ si sono visti regolarmente, i gestori dei locali al mare non hanno avuto alcun riguardo.
    Mi piange il cuore vedere che anche questa ennesima ricchezza del posto non venga valorizzata e tutelata, del resto in un comune in cui non sono nemmeno capaci di far arrivare l’acqua a l rubinetto (è mancata per quasi tutta la stagione nonostante il territorio sia molto ricco…) Ci tengo a precisare che non voglio assolutamente fare il solito milanese che parla a vanvera dei problemi del sud, se mai stimolare a fare di più, semplicemente come fanno a Brancaleone e Palizzi dove almeno i cartelli ci sono!

    In compenso ho vissuto una bellissima emozione, ci è capitato di ritrovare a largo una tartaruga grande circa 50 cm. rimasta impigliata in una matassa di filo di nylon, siamo riusciti a tirarla a bordo l’abbiamo liberata dal filo che la bloccava, ci siamo accertati delle buone condizioni e dopo un breve filmato l’abbiamo liberata… Che spettacolo!!! Il video lo pubblicherò su Youtube

  14. ilenia dice:

    Sarà sicuramente un evento splendido da vedere, ma per assistere senza essere invasivi che bisogna fare? qual’è il periodo della nidificatorio delle tartarughe?Grazie

  15. Luigi dice:

    Salve,
    vorrei inserirmi anche io per dire la mia, sono appena tornato da Brancaleone Marina ed ormai è da anni la mia
    meta estiva e non.
    Ogni volta che vado vedo che lo scempio è sempre maggiore, ormai i Quad sulle spiagge non si contano più, ma quelli che hanno la reale responsabilità delle spiagge dove sono? Sono a fare forse le fictions televisive tipo “Gente di Mare”?
    Loro sono l’autorità deputata per fare rispettare la legge sulle spiagge e fermare il traffico dei moderni mostri che scorrazzano alla faccia dei nidi di tartarughe.
    Ad Agosto ritornerò e sicuramente ci sarà qualcosa d’altro in senso negativo e mi verrà nuovamente il mal di fegato.
    Dal canto mio ho gia scritto più volte alla Guardia Costiera ma non è sortito nessun effetto.
    Perchè non proviamo tutti a tempestarli di E-mail e telefonate segnalando questi abusi?

  16. sdfsdfs dice:

    bravi

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