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Diritti umani e altre storie

La sindrome del fortino assediato

Quello che sto per dire c’entra col clima che cambia e le sempre più ridotte risorse a disposizione. C’entra, ma ci arriverò alla fine. Per adesso, lasciatemi esternare. Non so voi: io mi sono ampiamente stufata di sentire in apertura dei telegiornali la storia di quella poveracrista di Roma trattata come se fossero in gioco i destini nazionali. E mi sono stufata di tante altre analoghe cose.

Mi sono stufata di sentir parlare di sicurezza nazionale, di stranieri che vanno espulsi se non hanno mezzi certi di sostentamento, casa e lavoro. E mi fa venire un travaso di bile sentir dire che uno straniero va espulso anche se è stato solo fermato da polizia o carabinieri. “Fermato” non significa neanche “arrestato mentre commette un reato”, ma solo sospettato di averlo commesso! Coloro che siedono addirittura in Parlamento e che hanno commesso comprovati reati, li mandiamo anche loro in Romania? Insieme ai politici indagati e a tutti gli altri italiani indagati o fermati? E se mancanza di casa e lavoro bastano per esser cacciati fuori dai patri confini, c’è anche un bel po’ di Italia che, poveretta, dovrebbe fare fagotto. Chi ragiona così mi ricorda il Papa medievale che non tracciava alcun confine tra chi teologicamente sosteneva la povertà assoluta di Cristo e degli apostoli, i Francescani spirituali, i Fraticelli e i valdesi: tutti eretici e al rogo, in un bell’unico falò.

Ricordo a lorsignori che gli omicidi – a parte quelli in famiglia – sono in netta diminuzione, che farsi sfilare il portafoglio è un po’ meno tragico di finire ammazzati, che gli stranieri delinquono nella stessa percentuale in cui lo fanno gli italiani e che le donne devono temere la violenza in casa, non per strada. ‘Sta storia di pompare sui fatti di cronaca nera mi sembra un’ottima scusa per non parlare di tutto il resto e io, donna suppergiù dell’età di quella ammazzata a Roma, non ho poi tutta questa gran paura, quando mi capita, a camminare da sola a Torino di sera. Nè mai, incrociando le dita, hanno provato a borseggiarmi. I ladri li ho avuti in casa solo una volta, 16 anni fa. Rimasti ignoti: ma allora i romeni erano di là da venire. Tutto questo premesso, dico innanzitutto una cosa: ’sto chiodo fisso della sicurezza legata alla paura dei migranti non è solo una manìa italiana. Proprio oggi è uscita l’anticipazione di un rapporto secondo il quale i cambiamenti climatici con tutto quello che si portano dietro – desertificazione, fame, espatrio di gente impoverita – sono la principale minaccia alla sicurezza nazionale degli Usa.

I migranti, e questo secondo me è il nocciolo vero, fanno paura all’Occidente che vede assottigliarsi i suoi agi e privilegi – la crisi economica, il petrolio a 94 dollari non si fanno sentire solo in Italia – e che teme di dover dividere ciò che gli resta con la turba di gente affamata e assiepata ai confini. Per cui una poveracrista ammazzata diventa pretesto per sentimenti profondi per nulla legati a storie di furti in ville e di portafogli sfilati. Ma non hanno scelta, i migranti, è la fame che li spinge a venire nè hanno qualcosa da perdere affluendo in quelle parti del mondo dove alla loro miseria fa da contraltare chi ancora rosicchia la polpa rimasta attorno al torsolo del pianeta. Peraltro l’abbiamo ridotto così noi occidentali, il pianeta, e non loro. E con ogni probabilità, migranti o non migranti, il futuro non sarà roseo neanche per noi, visto che le risorse andranno scemando. Non è coi metaforici roghi inquisitoriali nè col motto “legge ordine disciplina” che li terremo lontani, o che eviteremo la probabile decrescita prossima ventura. E dunque non cambieranno la situazione nè muri nè fili spinati ed espulsioni: tutto questo non serve, se non a farci sentire in un clima di guerra, di fortino assediato e di legge marziale. Sarebbe più saggio usare bene e dividere con giustizia quel po’ di abbondanza che ancora rimane. Ma questo, ahimè, non lo dice nessuno. Tutte le foto vengono da questo album su Flickr.

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nov  07
3
alle 06:17
da maria

Ultimo commento:

di Giovanna il 01/1/70

Premetto che sono di Roma e qui non si vive affatto bene.L'omicidio di quela signora ha causato g...


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12 Commenti to “La sindrome del fortino assediato”

  1. Aldo dice:

    Attenzione al terzomondismo pauperista. Non è un atteggiamento consigliabile, specie di questi tempi. Il limite con l’autolesionismo è molto sfumato.

    Ritengo che mantenere un sano distacco e rifuggire dai “mea culpa” immotivati sia una pratica più salutare.

  2. Anonimo dice:

    Ho cercato di fare un’analisi, non mi pare di aver recitato alcun mea culpa. E non mi interessano neanche tanto gli atteggiamenti consigliabili in base all’aria che tira, per dirla proprio tutta.

  3. roberto dice:

    Non lo so.. innanzitutto quella dell’espulsione la ritengo una cazzata assurda. Poi l’accanimento contro tutti i campi nomadi mi fa sorridere, cioè devono morire le persone perchè ci si dia da fare? Non so come funzionano le cose a torino, ma a milano non mi sembra giusto che sull’autobus io devo pagare il biglietto mentre molti stranieri (ovviamente anche molti italiani) non lo debbano fare. e se c’è il controllore nemmeno si avvicinano agli stranieri, hanno paura di loro, di qualche eventuale atteggiamento minaccioso. e intanto non pagano il biglietto. Che mettano controllori cazzuti (nei confronti di tutti) o che gestiscano gli autobus come a londra, dove si entra solo dalla porta anteriore e se qualcuno fa il furbo infilandosi da dietro l’autobus non si muove di un metro.
    E’ questa l’integrazione in italia: chi emigra qui fa gruppetto a se, e chi vive qui pure fa gruppetto a se, le varie razze si ignorano e chi si è visto si è visto.
    In stazione ondate di bambini nomadi dal passo felpato svuotano le tasche a italiani e stranieri; i poliziotti in moto che girano lì non fanno niente, sono sempre gli stessi che rubano e son ragazzini, non possono far loro niente. se (perchè non mi sembra lo facciano sempre) li portano in centri di accoglienza fuggono subito dai loro genitori che li rispediscono di nuovo in stazione a rubare. Ma è così difficile creare un centro di rieducazione da dove non si possa fuggire? Non che preferirei essere derubato piuttosto di essere ammazzato, ma “l’essere derubati” è d’obbligo? Devo tirare una monetina e sperare che passando di lì con una valigia questi bambini mi ignorino? Devo girare con una pistola (giocattolo o meno rischierei io il fermo, no loro) o un coltello?
    E poi i carabinieri possono fare un giro al parco e fermare un peruviano con merce contraffatta senza venir assaliti da una trentina di suoi connazionali armati di bottiglie?
    Sarà vero che ci son più violenze domestiche che in strada, ma non ditemi che tornando a casa di sera le donne se possono non evitano parchi strade e vicoli ritenute da loro pericolose. Rese pericolose da chi non importa, se da ubriachi, romeni, albanesi, napoletani, milanesi o tedeschi.

  4. Maurizio dice:

    Hai ragione !
    Io devo dire che sono stato all’estero per sei anni e so cosa vuol dire venire trattati , si è trattati come dei diversi o appestati perchè anche noi dobbiamo assere disumani con i nostri simili siamo tutti da rispettare .
    La Cina ha votato per la sospensione della pena di morte grande !!!!
    Rispettiamo tutti e nessuno tocchi caino .
    Maurizio

  5. Anonimo dice:

    Giusto per mettere i puntini sulle “i” a proposito delle donne e delle strade notturne: vent’anni fa era diverso? Non mi pare.

  6. roberto dice:

    i ladri gli assassini e gli stupratori ci sono in tutte le città e in tutte le epoche, quel che conta è il cercare di ridurre al minimo la possibilità di azione di questi soggetti. “Non mi pare” non mi sembra niente di oggettivo, e soprattutto non è una media delle città italiane.

  7. Anonimo dice:

    Infatti la paura a camminare per strada di notte è un fatto soggettivo. Ripeto: a me non pare che la situazione sia peggiore di vent’anni fa. Se credi che sia più chiaro: non provo una pura maggiore di quella che provavo vent’anni fa. E ti assicuro: non sono una quindicenne irresponsabile e sventata.

  8. roberto dice:

    La paura è soggettiva, ma il numero di aggressioni di adesso e quello di venti anni fa sono dati di fatto, non credi? venti anni fa non è detto che ce n’erano di meno, ma qualche rapporto smentirebbe.

  9. Anonimo dice:

    Le statistiche 1986-2006 sulla criminalità sono qui.

  10. Aldo dice:

    Rimane il fatto che proprio non ci serve altra gente in Italia: lo spazio è quel che è e non ci stiamo. Anzi, dovremmo cercare di incentivare più persone possibile ad andare altrove. Io stesso, con i dovuti incentivi ed appoggi occupazionali/organizzativi/burocratici, me ne andrei volentieri (scegliendo, ovviamente, la destinazione secondo le mie specifiche attitudini).

  11. Anonimo dice:

    Aldo, tu mi insegni che in tutta la Terra siamo troppi :-)
    Difendere il territorio che riteniamo nostro (che brutta espressione che ho scritto! Neanche fosimo i cani da guardia di noi stessi…) è un altro sintomo di quella che io chiamo “sindrome del fortino assediato”.

  12. Giovanna dice:

    Premetto che sono di Roma e qui non si vive affatto bene.L’omicidio di quela signora ha causato giustamente un marasma notevole.
    A prescindere da questo, è stato intervistato un ministro rumeno il quale ha accusato l’Italia di avere pene troppo benevole verso i “delinquenti” giustificando quindi i suoi connazionali che vengono qui a commettere omicidi, rappresaglie, stupri,saccheggi e tutto quello che da loro viene punito con pene severe.Ma perchè non si decidono qui in Italia a essere decisamente più severi con tutti quelli che commettono questi reati?

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