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La primavera che è già estate
E’ una consolazione, magra ma pursempre una consolazione, scoprire che la sensazione di vivere una primavera praticamente estiva non è solo mia. La Bbc, l’autorevole Bbc, dice che in Inghilterra l’orologio del clima è avanti di un mese. Per quel che mi riguarda, dopo lo strano, lunghissimo autunno tropicale e dopo i fiori dell’anno senza inverno, ora che la primavera è ufficialmente cominciata da meno di un mese vedo sbocciare i papaveri: normalmente qui dove abito succede a maggio-giugno.
Nei giardini i tulipani sono già sfatti ed è l’ora degli iris, dei glicini e dei maggiogiondoli, che in teoria dovrebbero essere ancora allo stadio di boccioli iniziali. Nei campi il fieno è pronto per il primo taglio, che non per nulla dovrebbe chiamarsi “maggengo”: a causa della siccità l’erba è piuttosto bassa, ma i denti di leone hanno già formato i piumini con i semi. Di tutti i fiori spontanei di questo periodo resta sì e no la salvia, e anzi le graminacee selvatiche mostrano già la sfumatura bionda che dovrebbe indurre ad affrettare i tempi del taglio. Non resta che incrociare strettamente le dita delle mani, e possibilmente anche quelle dei piedi, in vista dell’estate: il meteo di stato inglese ha già avvisato che con buone probabilità in tutta l’Europa occidentale il caldo sarà simile a quella dell’anno scorso, o forse addirittura all’incubo del 2003.
da maria
Ultimo commento:
di il 01/1/70
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aprile 19th, 2007 at 09:46
a quanto pare questo aprile sarà il più caldo da quando ci sono dati.
la cosa “simpatica” è che il precedente aprile più caldo… era l’anno scorso.
bb,
m
aprile 19th, 2007 at 09:53
E la cosa ancor più “simpatica” è che l’evidenza dei cambiamenti climatici non sembra scuotere nessuno…
aprile 19th, 2007 at 10:10
in italia… fortunatamente l’europa e parecchi singoli stati americani stanno sviluppando discussioni e riflessioni. noi qui stiamo ancora aspettando dal 1991 che si possano certificare gli edifici…
bah.
aprile 19th, 2007 at 10:17
Dici bene: discussioni, riflessioni, tanto fumo, niente arrosto. O almeno: qualcosa si muove nelle coscienze dei singoli, non certo nell’organizzazione del modo di vivere collettivo.