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L’inferno si chiama inceneritore
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Un perfetto esempio di giornalismo partecipativo: un lettore ci segnala uno splendido servizio di Alex321 – con tanto di video e descrizione tecnica – sull’inceneritore più grande d’Italia, quello che si trova a Brescia, e che è stato realizzato da Hera. La stessa Hera e lo stesso inceneritore, di cui Mario Tozzi va in giro per l’Italia a cantare le lodi. Un vero e proprio inferno dantesco in cui varrebbe la pena di portare la gente, solo per dire: ecco perché dobbiamo ridurre i consumi e differenziare i rifiuti. Vi consiglio la lettura dell’articolo e la visione dei numerosi video realizzati da Alex321 (quello sopra è solo uno dei tanti), ma vi anticipo uno scambio di battute tra la guida e il reporter cittadino.
La prima frase del relatore è: “Insomma qui inceneriamo per non fare la fine della Campania, che manda i rifiuti in Germania”. La Campania ha mandato i rifiuti (tal quali) in Germania solo per pochi mesi, nel 2004, per via ferroviaria. Ma non è un problema. Il problema sorge quando qualcuno chiede: “Ma le scorie tossiche di cui restano impregnati i filtri (i filtri trattengono le particelle fino a 6 micron di diametro, quindi spazio alle nanopolveri! ndr), dove vanno a finire? Mica in discarica!”
Risposta del relatore: “Questo impianto esiste da 9 anni, e fin dal primo giorno, le scorie le mandiamo in Germania, con due o tre camion al giorno.”
Complimenti ad Alex321, veramente un ottimo lavoro. Consiglio a tutti la lettura di Alex321 nell’inceneritore.
Sull’esempio di Mirko continuate a mandare le vostre segnalazioni a blogeko@communicagroup.it, meglio se corredate di link, foto o PDF.
da emiliano
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