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Diritti umani e altre storie

Meditazioni sulla (in)giustizia climatica

Parlavo l’altro giorno di giustizia climatica. Il ragionamento era questo: Al Gore, il divulgatore del riscaldamento globale causato dall’uomo, ha vinto il Nobel per la Pace, ma non esiste pace senza giustizia e la giustizia climatica è troppo trascurata. Chi vuole approfondire e chiarire il concetto di giustizia climatica, può leggere l’intervista di Grist a Danielle Dean dell’Hewlett Foundation. Ecco il riassunto.

Sono le nazioni più povere, dice Danielle Dean, che per prime subiscono gli effetti negativi dei mutamenti climatici in corso. Tocca quindi alle nazioni ricche – che hanno provocato questo gran guaio, mi sento di aggiungere – mettere a disposizione dei Paesi poveri le tecnologie e le risorse che possono essere loro utili per limitare i danni. Però, detto fra noi, temo che da questo orecchio Al Gore sia piuttosto sordo. E’ un ambientalista debole, e per lui il libero mercato è la soluzione di tutti i guai e il trampolino di lancio verso un magnifico futuro fatto di di sviluppo illimitato. L’unica differenza rispetto a Bush è che Gore vuole fissare un tetto massimo per le emissioni di gas serra, ed estendere il libero mercato anche alla compravendita del diritto a spararli nell’atmosfera. Però la vera giustizia climatica, secondo me, non ha nulla a che spartire col libero mercato. Il quale, anche in fatto di clima, ha solo seminato ingiustizie. Foto Flickr.

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ott  07
17
alle 04:53
da maria


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