Il Congo per una cassa di birra
Non si tratta di saldi di primavera, ma della tragica situazione della foresta del Congo, la seconda per estensione dopo l’Amazzonia. E proprio così hanno pensato di manifestare il loro dissenso i ragazzi di Greenpeace, presentandosi oggi davanti alla Banca d’Italia e proponendo un baratto al governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi: il palazzo per 2 pacchi di sale, 18 barre di sapone, 4 pacchetti di caffè, 24 bottiglie di birra e 2 sacchi di zucchero.
Naturalmente la proposta era puramente simbolica, ma in Congo proprio questo avviene: in cambio sacchi di sale e bottiglie di birra, del valore di meno di cento dollari, le multinazionali del legno ottengono diritti di taglio stimabili in migliaia di dollari. In questo modo milioni di ettari di foresta sono finiti in mano ai “disboscatori” senza che neanche un centesimo sia stato reinvestito in loco.
Secondo Greenpeace infatti, a partire dal 2002 sono stati stipulati cento contratti di taglio per oltre 15 milioni di ettari di foresta pluviale, violando così la moratoria nazionale sui diritti di taglio in vigore proprio da quell’anno. In pericolo sono numerose specie (gorilla, bonobo e scimpanzé), 40 milioni di persone che dipendono dalla foresta, ma in generale tutto il pianeta si deve preoccupare per la scomparsa delle foreste primarie.
Nei prossimi giorni si terrà a Washington l’incontro della Banca Mondiale. Banca Mondiale che ha evidentemente fallito nel tentativo di controllare l’attività dell’industria del legno. Greenpeace ha chiesto così al governatore Draghi di farsi portavoce di queste istanze di tutela presso la Banca Mondiale, affinché i grandi del pianeta intervengano per fermare questo scempio. Leggi il rapporto pubblicato da Greenpeace Sos Congo. Per un approfondimento leggi Greenpeace. Leggi anche Ma basteranno i certificati?
da emiliano
Ultimo commento:
di il 01/1/70
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aprile 12th, 2007 at 18:56
Wow! Ma sono fortissimi!
aprile 12th, 2007 at 19:05
già , sempre molto efficaci!
aprile 13th, 2007 at 11:32
La COOP agroalimentare, qualche mese or sono instituì un fondo per salvare ettari di foresta pluviale in Nigeria, Cameroon, Gabon (Dove non ve ne è bisogno) e Repubblica popolare del Congo (dove non ve ne è affatto bisogno), nonchè Repubblica Centraffricana… i risultati sono stati soddisfacenti e persino l’ultima zone intocca dall’uomo, il Lago Tele, è stato inserita, in una fascia di aree protette…. purtroppo però quando chiesi ragguagli sulle selve Zairesi (Per Congo suppongo che tu intenda la R. Democratica del Congo, ossia l’Ex Zaire, vero?) Non sarebbe ora di applicare le risoluzioni FAO sulle selve pur ivi? Non sarebbe ora di raccogliere fondi pure per queste obliate selve? Eppoi, quale destino per i parchi naturali? Essi non possono essere tagliati per fortuna… Greenpeace deve intervenire non con le sue manifestazioni…ma con azioni ocncrete…coinvolgendo per esempio il Vendicatore e Difensore delle foreste Rainforest Alliance
aprile 13th, 2007 at 12:31
quello che dici è tutto vero, ma l’azione dimostrativa di Greenpeace accompagna sempre l’attività vera e propria sul campo
ovvero non è che Greenpeace si limiti a fare solo azioni dimostrative, ma anche questo rientra nell’idea di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi importanti come questi
ciao