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Amazzonia, un pugno in faccia a Cargill
Abbiamo già parlato di come McDonald’s sia impegnata nella distruzione della foresta amazzonica attraverso l’importazione di soia illegale, impiegata come mangime negli allevamenti di polli e maiali – nonostante un recente impegno contro la deforestazione. Un’oligarchia, quella della soia, in mano a poche multinazionali, che riforniscono le grandi catene di fast food; realtà come Cargill, ADM, Bunge, Dreyfus e Maggi, responsabili della distruzione di 70 mila chilometri quadrati di foresta negli ultimi tre anni. Ora arriva finalmente una vittoria: è stato chiuso infatti, grazie all’intervento dell’agenzia brasiliana per l’ambiente (Ibama) il grande porto di Santarém, sito in piena foresta amazzonica (nella foto) e di proprietà proprio della Cargill. L’impianto era da circa sette anni al centro di una battaglia legale che ha visto impegnato il governo brasiliano ad ottenere una valutazione di impatto ambientale per esso. Fortunatamente il rifiuto di collaborare di Cargill si è dovuto scontrare contro la sospensione di tutte le attività ordinata dall’Ibama. Per un approfondimento leggi Greenpeace.
da emiliano
Ultimo commento:
di il 01/1/70
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marzo 27th, 2007 at 23:24
ogni tanto vincono le ragioni della natura: speriamo che capiti più spesso!
marzo 28th, 2007 at 01:56
speriamo, anche perché finita l’Amazzonia ci rimane ben poco da sperare…