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La chimica fa bene, il bio no…
Parlare di biologico e di commercio equo a volte mi rende la vita difficile. Perché in un sistema che fagocita tutto come quello in cui viviamo, la possibilità che un controsistema diventi un anello del sistema che vorrebbe combattere è estremamente alta. Succede quando il commercio equo diventa un commercio d’élite che sposta merci da un capo all’altro del mondo, e lo è allo stesso modo il biologico quando perde quel riferimento alla filiera corta e alla localizzazione che lo rendono vincente sia dal punto di vista etico che ambientale. Però non posso che trovarmi d’accordo con il contadino quando dice che, pur riconoscendo tali limiti, non si può fare a meno di rabbrividire quando il premio Nobel Norman Borlaug diventa il mezzo per sostenere una polemica contro il biologico messa in campo dall’Economist.
E’ ragionevole pensare che il padre della Rivoluzione Verde difenda l’agricoltura chimica, ma arrivare a tacciare di ridicolezza la tesi secondo la quale l’agricoltura biologica ha evidenti vantaggi ambientali, mi sembra veramente troppo. “Grazie ai fertilizzanti” sostiene Borlaug “la produzione mondiale di cereali è triplicata tra il 1950 e il 2000, mentre l’ammontare di terre utilizzate è cresciuto solo del 10%”.
Un fatto sicuramente incontestabile, ma mentre l’agricoltura chimica dà delle rese migliori sul momento e permette di “sfruttare” (non uso questa parola a caso) al meglio le coltivazioni, quanto si faranno sentire a lungo termine gli effetti di tale approccio? Quanto influenzerà la fertilità dei terreni uno sfruttamento siffatto? Quanto ne risentirà la nostra salute e quella del pianeta? Ma soprattutto, citando un commento al post del contadino, a che serve triplicare la produzione se “buona parte di quel prodotto finisce nella spazzatura oppure in qualche porto in Africa ad aspettare che venga distribuito” e magari mai consumato, perché è noto che spesso i popoli che cerchiamo di aiutare non sanno che farsene di molti prodotti che gli mandiamo, come la farina ad esempio, perché non sanno come usarla? Insomma se questo è la difesa dell’agricoltura convenzionale ho poche parole da sprecare in merito. Evviva il biologico! Ed evviva sia chi lo produce che chi lo consuma!
da emiliano
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di andrew il 01/1/70
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gennaio 15th, 2007 at 18:57
Attenzione però a non identificare il male nell’agricoltura tradizionale (quella moderna) ed il bene nel biologico, perchè anche quest’ultimo ha le sue enormi zone d’ombra e tanti aspetti non propriamente biologici.
gennaio 15th, 2007 at 19:10
anche tempo fa mi accennasti a una cosa del genere
di cosa parli esattamente?
gennaio 15th, 2007 at 19:46
Ho avuto modo di ascoltare diversi pareri nell’ambito universitario e quasi tutti piuttosto negativi, per ultimo quello del mio professore del corso di “difesa dalle fitopatie in agricoltura biologica”!
Non è l’idea di base dell’agricoltura biologica che è sbagliata, anzi. Il problema è che non è facilmente realizzabile. Lo stesso regolamento comunitario limita l’impiego di alcuni mezzi tecnici ma ne consente per forza di cose altri non propriamente ecologici (penso all’impiego del rame nella viticoltura biologica che molto salutare non è; e senza rame la viticoltura biologica non esisterebbe!).
Inoltre i regolamenti vanno applicati: in Italia il controllo lo fa il controllato, visto che i controlli (tra l’altro solo documentali) sono eseguiti da enti finanziati dalle aziende che aderiscono al regolamento!!!
Se i controlli fossero diversi, molti produttori uscirebbero dal biologico. Tralasciando il fatto che il sostegno economicodella C.E. ricalca un sitema “diseducativo”, concludo il soporifero discorso sottolineando come in molti prodotti bio i residui fitosanitari abbiano livelli più alti di quelli dell’agricoltura tradizionale, senza dimenticare le micotossine.
Secondo me è possibile fare agricoltura biologica ma senza vincolarla ad un regolamento e solo laddove l’ambiente me lo consente.
Non ti racconto come sono diventato anche un convinto sostenitore degli OGM altrimenti mi banni!
gennaio 15th, 2007 at 19:51
Dai simone..adesso metti curiosità pure a me con gli OGM!!! =)
Concordo quanto detto sul biologico, è solamente una dicitura e questo credo sia ormai noto.
Saluti
gennaio 15th, 2007 at 20:17
ok, di rame e micotossine avevamo già parlato
ma te la senti di sostenere che i problemi di cui parli sono minimamente paragonabili ad esempio a quelli relativi alle coltivazioni di ananas in Costa Rica
http://www.blogeko.info/index.php/2006/11/22/ananas_del_monte_piantagioni_sfruttament
io credo Simone, che avere spirito critico sia una grande dot – ritengo che Blogeko si regga su questo – ma non vorrei che a volte questo ci trascini verso destinazioni al limite del paradossale
che ne pensi?
ciao
gennaio 15th, 2007 at 22:04
Premesso che non bisogna confondere agricoltura biologica con commercio equosolidale, la situazione nel Costa Rica, come purtroppo in altre realtà , è tragica ma la soluzione non sta certo nel biologico. L’impiego degli agrofarmaci è necessario in agricoltura. Un impiego razionale, in dosi e modalità , possibilmente visto in un’ottico di agroecosistema, dove rappresenta solo uno dei molteplici aspetti da considerare (insieme ai mezzi fisici ed agronomici) va accettato. Il disastro del Costa Rica e di molte altre monocolture è un’altra cosa, secondo me.
gennaio 16th, 2007 at 00:38
Scusa Simone ma non vedo come si possano sostenere gli OGM in agricoltura… a cosa servono? A produrre ancora più surplus da buttare via? Sono inutili, non servono e in più fanno spesso e volentieri danni. Non dico di fermare la ricerca eh, ci mancherebbe, dico solo di fermarne l’utilizzo. Se una cosa dà solo grane non va usata.
gennaio 16th, 2007 at 00:48
ciao simone
secondo me fa parte del sistema di cui l’agricoltura convenzionale fa parte e di cui il biologico rischia di diventare parte (parla uno che lavora abbastanza costantemente a contatto con i produttori bio)
conosco benissimo la differenza tra biologico ed equosolidale (lavoro molto anche con loro) e se leggi la premessa del post capisci il mio punto di vista, ma credo che il problema del biologico sia riconducibile solo alle questioni (che forse andrebbero approfondite, ma non mi sembra questa la sede adatta) di cui parlavo prima
ma è solo la mia modesta opinione e devo ammettere che probabilmente le mie conoscenze tecniche sono inferiori alle tue (il mio campo è completamente umanistico)
probabilmente l’agricoltura biologica e biodinamica che apprezzo io (e che mi fa odiare per questo una certa tendenza del biologico) è un’agricoltura che rispetta la terra e che vede nel rapporto uomo-natura un legame indissolubile che si riflette nei singoli gesti quotidiani
per quello che riguarda gli ogm mi piacerebbe conoscere la tua idea, anche se sinceramente mi riesce difficile comprenderne le motivazioni
comunque è stato un piacere confrontarsi in modo garbato con una persona che sa esprimere le proprie idee – diverse – in modo educato e ragionevole (ti assicuro che non è frequente)
ti saluto
ciao
gennaio 16th, 2007 at 15:27
Caro Simone
sostieni che il biologico è di difficile realizzazione e per questo non lo condividi .
non posso far a meno di notare che non solo il biologico è di difficile realizzazione ma anche un modo di produrre onesto e rispettoso dell ambiente e della salute dei consumatori oggi non è realizzato, tutto è volto unicamente al profitto .
l’industrializzazione esasperazione ,l’agricoltura intensiva ha causato vicende quali la mucca pazza pretendere di allevare migliaia di capi in spazi ristretti nutrendo gli animali in modo improprio ha causato quello che tutti ormai conosciamo.
Quindi la difficoltà a realizzare prodotti qualitativamente sani non è un buon motivo per non perseguire giusti fini.
l’unica cosa che puo’ opporre la piccola azienda agricola alla grande industria è la qualità e i sapori di prodotti realizzati con tecniche naturali
i prodotti veri! Biologici sono oggettivamente ben diverse dai prodotti che possono fornire le grandi catene di distribuzione.
Se è difficile far rispettare in italia le leggi per una corretta agricoltura le lascio solo immaginare cosa avverebbe se ci affidassimo unicamente a un industria che realizzerebbe e importerebbe i prodotti da chissa’ quale stato del mondo ,magari da quello dove ci sono meno controlli.
credo quindi che il discorso andrebbe impostato su un piano diverso.
ciao
gennaio 17th, 2007 at 10:13
Attenzione Cesari, sostengo che il biologico, quello vero, è di difficile realizzazione e non lo condivido laddove viene spacciato per biologico ma per forza di cose non lo è (ed è meno salutare di un prodotto “tradizionale”). Piccola azienda agricola non significa azienda biologica, è bene sottolinearlo. E per biologico non si intenda l’orto di casa.
Pagare il doppio un kg di riso biologico sapendo che, a meno di reintrodurre le mondine, il riso biologico non esiste mi sembra una presa in giro. E piuttosto che consumare dell’uva biologica preferisco lecccarmi una pentola di rame, che senza dubbio ne contiene di meno!
Purtroppo è opinione diffusa che gli agrofarmaci (il termine pesticidi è una brutta e scorretta traduzione dall’inglese) rappresentino il male. Ma i principi attivi moderni, se applicati con modalità e dosi corrette e rispettando il tempo di carenza (e qui entrano in gioco molti agricoltori malandrini), sono tutt’altro che nocivi per l’uomo. E per l’ambiente. Oltre che necessari.
gennaio 17th, 2007 at 11:07
Sig. Simone, non ho avuto tempo di leggere tutto quello che ha scitto nel blog, tuttavia la sua presa di posizione aprioristica contro il biologico mi ha fatto riflettere. Immagino che come lei, moltri altri cittadini abbiamo i suoi stessi dubbi e perplessità sul mondo del mangiar BIO. Sono anni oramai che lavoro su questo mercato e senza usare prosopopea le dico che conosco – più o meno bene – tutte le realtà produttrici e commercializzatrici di questo settore. A ben vedere, non è tutto oro quello che luccica e molti dei dubbi che lei esprimeo spesso fondati, ma con tutta la voce che ho non smetterò mai di comunicare a tutti che esistono alcune realtà vere, gruppi di contadini che si alzano ogni mattina e che responsabilmente mettono tutto il loro sudore per produrre qualcosa di migliore, un cibo più sano, più sicuro – me lo lasci dire – più buono e possibilmente ad un prezzo il più accessibile possibile. Non voglio farmi pubblicità gratuita, ma vorrei che nel marasma in cui un certo tipo di sub cultura imprenditoriale ci ha cacciati, il nostro gruppo abbia la risonanza che merita. La invito per questo a visiona re il nostro sito web http://www.agribosco.com.
Probabilmente scoprirà un mondo nuovo, un’esperienza unica che va oltre la faccia delle tante bugie proferite strutture che incancreniscno il rapporto di fiducia tra agricoltura biologica e consumatore.
gennaio 17th, 2007 at 11:17
ciao Simone, quando parlavo di paradossi era questo che intendevo, mi sembra che tu abbia preso una fissa terribile con questa storia del rame, ma per quello che ne so io il rame non è tossico, altrimenti non verrebbe usato per le tubature che trasportano acqua potabile e inoltre è un metallo essenziale per la crescita e lo sviluppo del corpo umano
non mi sembra che si possa fare lo stesso discorso per quelli che definisci agrofarmaci, la cui difesa somiglia a quella delle case farmaceutiche nei confronti delle proprie care medicine
ripeto, sono d’accordo per trovare mille cavilli nel biologico, e mi sembra che qui nessuno l’abbia negato, produttori compresi, ma arrivare a sostenere che gli agrofarmaci sono necessari mi sembra una tesi insostenibile
ciao
gennaio 17th, 2007 at 13:59
Alcune doverose precisazioni!
Io non sono assolutamente contrario al nobile principio dell’agricoltura biologica e a quelle realtà dove è davvero praticata (ben poche).
Bisogna però essere realistici e non illudersi che la sola agricoltura biologica possa rispondere al fabbisogno di una nazione: richiederebbe uno sforzo umano enormemente maggiore e garantirebbe rese nettamente inferiori (se davvero si vuol fare agricoltura biologica). Inoltre torno a ribadire che non è assolutamente applicabile ovunque e con ogni coltura. Vorrei vedere se si coltivasse mais solo biologicamente in pianura padana che cosa si raccoglierebbe!
Bisogna orientarsi sempre più verso un’agricoltura che non sia sinonimo di monocoltura isolata dal contesto in cui si trova ma che sia parte integrante dell’agroecosistema e che da esso tragga e fornisca vantaggi (penso ad esempio al controllo delle popolazioni di insetti nocivi), utilizzando il più possibile i mezzi fisici ed agronomici appropriati e considerando l’impiego dei prodotti fitosanitari come ultimo punto del processo di difesa (e non lotta) integrata. Prodotti fitosanitari comunque necessari per limitari attacchi fungini, di insetti (spesso vettori di virus) o acari. Non si tratta di difendere gli agrofarmaci (non ne trarrei alcun beneficio, purtroppo); non sarebbe male indirizzare tutta questa diffidenza nei confronti degli agricoltori che li applicano a loro piacimento.
Concludo tornando al rame.
Molti lo considerano un fungicida “pulito” perchè non deriva da una sintesi ma è presente in natura tal quale. Proprio per questo motivo si accumula nel terreno senza esser degradato. Se si pensa che in viticoltura si arriva a distribuirne anche 4 kg per ettaro….
In questi anni si sta gradualmente abbassando da regolamento CE il quantitativo massimo di rame utilizzabile. Il rame, nella scala di tossicità dei metalli, occupa il terzo posto, subito dopo argento e mercurio. I composti a base di rame, in frutti-viticoltura e orto-floricoltura, sono inpiegati nella difesa preventiva verso molti patogeni fungini. Ma sono fitotossici ad esempio su pesco e susino in vegetazione e in generale se ne sconsiglia l’impiego a cavallo della fioritura. Il rame è tossico per i pesci e, riporto, ” diminuisce l’attività dei batteri ammonificanti, nitrificanti, azotofissatori; provoca squilibri fra le popolazioni di alghe e funghi, lombrichi e carabidi, influenzando negativamente l’ecosistema e la biocenosi del suolo”.
gennaio 17th, 2007 at 20:04
Esatto..e se proprio vogliamo dirla tutta, produce su foraminiferi, indicatori ambientali dela salute dell’acqua, una serie di malformazioni, tumori, tali da ucciderli (sulle altre specie non lo so, ma la sensazione è ke sia molto simile).
Il concetto è stato espresso ad una conferenza con grillo e montanari dal geobiologo Rodolfo Coccioni. Secondo studi fatti si evidenzia che più rame si somministra e maggiore è la percentuale di individui malformati.
A ciascuno le proprie considerazioni.
Saluti
gennaio 18th, 2007 at 00:30
mi sembra che questo discorso non porti a niente, quindi abbandono
mi riserbo di approfondire scrivendo un post sull’argomento, previa documentazione appropriata
cercherò magari di contattare qualche esperto del settore per parlarne
anzi se avete qualche nome da segnalare fatevi pure avanti
ciao a tutti
gennaio 18th, 2007 at 00:46
non voglio sembrare maleducato quando dico che questo discorso non porta a nulla, ma mi sembra che si sta tirando a forza il discorso in un’unica direzione, quella più comoda per trovare il cavillo dove si intende trovarlo
si parla di rame come se in agricoltura biologica si usasse solo il rame, ma si sta limitando l’uso di rame, come ha scritto anche Simone, e si stanno cercando alternative all’uso del rame, come l’impiego di microrganismi utili, proprio per diminuire i problemi legati a questo elemento
si sta dando tanto risalto alla questione del rame, ma si continuano a sminuire i danni provocati da un’agricoltura aggressiva e ben poco compatibile con la salute del pianeta, che nel corso degli anni ha fatto più danni che altro, ben altra cosa rispetto ai danni (eventuali) provocati dal bio
non sarebbe il caso di relativizzare maggiormente la questione?
comunque ripeto, cercherò di documentarmi e di fare chiarezza sulla questione
ciao
marzo 26th, 2007 at 02:23
vorrei sapere, se c’è qualcuno ben informato, se è ancora permesso “integrare” con escrementi di pollo i mangimi x vitelli; la mia è una testimonianza diretta (non l’ho letta o sentita dire).. ca 30 anni fa,in quel di Novara, visitai x motivi di lavoro (mi occupo di coibentazioni termo/acustiche)un’enorme capannone pieno di galline ovaiole; a parte il fatto di ’ste povere bestie chiuse in spazi ristrettissimi e con “mascherine” di plastica sugli occhi (”se no si beccano” mi disse il proprietario, e ti credo!) vedendo l’enorme quantità di escrementi che, su un tapis roulant, veniva portato fuori, chiesi se venisse venduto come concime agli agricoltori; “no lo diamo agli allevatori, perchè contiene molte sostanze nutritive”..
ho sentito dire che ora non è più permesso.. ma dico bisognava fare un divieto specifico x vietare ’ste schifezze? io penso che una volta,leggi o non leggi,’sta gente veniva messa in galera; mah?!
————————–
a proposito del biologico/ogm ho letto che il cardinal Tonini (presenzialista della m.. sempre in tv) è favorevole agli ogm.. “x sfamare i poveri del terzo mondo”
se la chiesa la smettesse una volta x sempre di spingere x la procreazione incontrollata, sarebbe meglio, altro che ogm!
dicembre 4th, 2007 at 22:02
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agosto 11th, 2008 at 22:00
Il “biologico” (uso le virgolette perchè a parer mio questo termine è un ottimo esempio di cattivo italiano) va bene per produzioni di nicchia di elevata qualità , ma su larga scala è semplicemente insostenibile (e dannoso). Anzi, direi che senza l’agricoltura convenzionale, il “biologico” non sarebbe stato possibile… non dimentichiamo infatti il notevole prezzo dei prodotti “biologici” (ovvio, essendo le rese inferiori), che, naturalmente rende questi prodotti acquistabili soltanto da chi, sufficientemente ricco, avendo già soddisfatto le sue necessità primarie, può permettersi quel “qualcosa in più”…
Un “biologico” su scala mondiale non è possibile, per il semplice fatto che, nei paesi poveri “c’è già ” (più “biologici” di così…) e non certo perchè lo desiderino, ma perchè non hanno i mezzi economici e tecnici per produrre diversamente. A me, talvolta, sembra che certe discussioni sul “biologico” siano un vero e proprio “schiaffo ai poveri”, tante discussioni sui “benefici all’ambiente” – tacendo i notevoli vantaggi economici dei prodotti “biologici”- e poi c’è chi muore di fame…