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Nucleare

Quanti pannelli solari con 100 miliardi di euro?

nucleareSecondo un articolo del London Daily Mail di qualche giorno fa per rendere sicure le centrali nucleari britanniche ci vorrebbero all’incirca 100 miliardi di euro presi dalle tasche dei poveri contribuenti. Questa cifra corrisponderebbe alla spesa necessaria per lo smaltimento dei rifiuti tossici e lo smantellamento di 20 impianti nucleari, ma i costi potrebbe salire ulteriormente se è vero che le autorità hanno ammesso di non conoscere l’ammontare totale della spesa entro il 2008, data fissata per il completamento delle operazioni di “decommissioning”.
Dati del genere fanno riflettere sulla possibilità di considerare ancora il nucleare fra le fonti energetiche possibili. Infatti nonostante in Italia la maggior parte dei cittadini sia contraria all’utilizzo dell’energia nucleare periodicamente il dibattito tra favorevoli e contrari si riaccende, non mancando di suscitare accese polemiche. Schierandomi naturalmente dalla parte dei contrari mi chiedo: ma perché dovremmo utilizzare una fonte energetica che crea seri problemi dal punto di vista della sicurezza, con dei costi di installazione e di gestione elevatissimi, e che oltretutto non risolverebbe nemmeno il problema della dipendenza energetica, quando esistono fonti totalmente pulite con materie prime a costo zero come il sole e il vento? Pensate solamente quante centrali solari o eoliche si potrebbero costruire con 100 miliardi di euro.

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apr  06
5
alle 06:25
da emiliano

Ultimo commento:

di Umberto Foli il 01/1/70

La società ha bisogno di energia stabile e affidabile. Il fotovoltaico e l'eolico forniscono ene...


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3 Commenti to “Quanti pannelli solari con 100 miliardi di euro?”

  1. Luca dice:

    E poi la storia del caro energia ke dipenderebbe dalla mancanza delle centrali nucleari SEMBRA nn essere vero: su e-gazzette.it ho letto questo:

    Confartigianato: nei Paesi senza nucleare la corrente costa meno che in Italia

    Roma, 3 aprile – Il caro-bolletta non ha allentato la sua morsa sulle piccole e medie imprese italiane neanche nel 2005. Ne è convinta la Confartigianato, secondo la quale al momento le nostre aziende pagherebbero l’elettricità il 46% in più rispetto alla media Ue, confermando ancora una volta la posizione di retrovia occupata dal nostro Paese su questo fronte specifico.
    “Il pessimo record italiano sul fronte del caro-energia – fa osservare il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini – dipende soprattutto dal mancato completamento della liberalizzazione del mercato dell’energia”. Per dimostrarlo, Confartigianato ha confrontato i prezzi dell’energia elettrica al netto delle imposte nei 7 paesi europei (Austria, Danimarca, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Polonia) che non hanno produzione di energia elettrica con il nucleare. Risultato: il costo dell’energia, escluse le tasse, in Italia rimane più elevato tra il 22,2% e il 45,7% rispetto ai sette Paesi ‘no nuke’

    Saluti

    PS: scusa se ti scritto tutto l’articolo, ma nn è presente il link alla notizia

  2. Anonimo dice:

    sarebbe interessante conoscere anche i prezzi dell’energia elettrica nei paesi NUKE per fare un confronto

    comunque questi dati mi sembrano la dimostrazione che il problema non è quello paventato dal governo, ma ben altro

    primo fra tutti la liberalizzazione dell’energia

    ciao e grazie della segnalazione
    penso che ne approfitterò per approfondire l’argomento :)

  3. Umberto Foli dice:

    La società ha bisogno di energia stabile e affidabile. Il fotovoltaico e l’eolico forniscono energia discontinua e non possono sostituire la centrali convenzionali,inoltre,non è pensabile l’accumulo di GWh per stabilizzare la produzione, per cui è necessario mantenere in esercizio almeno l’80% di potenza convenzionale.
    Premesso quanto sopra, se si vuole ridurre l’immissione di CO2 nell’atmosfera bisogna passare al nucleare.
    Solo il solare termico, in quanto utilizzabile dai singoli può, oggi, fornire un contributo, ma nel bilancio energetico del Paese è una piccola cosa.
    L’utilizzo dell’idrogeno, teoricamente e praticamente è possibile ma, a parte la pericolosità, non esiste libero in nature e bisogna produrlo con dispendio di energia.
    Il sequestro della CO2 è pura follia, una centrale termica da 1000 MW di potenza brucia 5000 tonnettate di combustibie al giorno e produce circa 17.000 tonnellate di CO2 nello stesso periodo. A parte la possibilità di sequestrare questi quantitativi di CO2, bisogna tener conto dell’energia necessaria.
    I commenti di cui sopra sono il prodotto di 35 anni di lavoro nel nucleare e sulle rinnovabili in Francia ed in Italia.
    Attualmente ho l’incarico di professore per il corso di “Gestione delle Risorse Energetiche” presso l’Università di Urbino.

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