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Ginnasi, stop allo sciopero della fame
Personalmente ho seguito con interesse e preoccupazione la storia della piccola azienda biologica Ginnasi, vittima di un esproprio dei terreni deciso dal comune di Ronciglione, in provincia di Viterbo. Al posto di un noccioleto, di una coltivazione di orzo, di un uliveto e di un casale dovrebbe sorgere un centro industriale-espositivo, tutto questo in una zona ad esclusivo uso agricolo (nell’esproprio sono state coinvolte circa venti aziende).
Elisabetta Ginnasi per diciassette giorni ha praticato lo sciopero della fame sotto la sede del comune, ma senza riuscire ad ottenere nulla.
Giovedì scorso lo sciopero è stato interrotto per motivi di salute e la speranza residua era che si riuscisse a organizzare una riunione tra l’irremovibile comune e le associazioni locali di categoria, sollecitate a intervenire.
Ora la signora Ginnasi è in convalescenza, ma il comportamento del comune non è cambiato di una virgola. L’incontro suddetto, fissato per domattina, è stato inspiegabilmente rimandato per fantomatici “sopraggiunti impegni” quando in realtà tutte le associazioni coinvolte (Coldiretti, Confagricoltura, CIA, Confesercenti, CNA, Confartigianato, Federlazio e Associazione Industriali) avevano dato la propria disponibilità . Per maggiori info sulla vicenda leggi Greenplanet.
Se volete esprimere il vostro dissenso contro la decisione del comune di Ronciglione questo è l’indirizzo email del sindaco Giancarlo Bianchini: sindaco.ronciglione@thunder.it
da emiliano
Ultimo commento:
di tommaso ciarli il 01/1/70
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dicembre 21st, 2006 at 01:57
Non ho ben capito, perché si dovrebbe manifestare dissenso davanti ad una modifica del piano regolatore che cerca di dare uno spazio alle stesse aziende agricole locali per poter promuovere i propri prodotti o addirittura lavorarli? Perché l’interesse della collettività colpisce l’interesse affettivo di una famiglia? Su quel terreno di scarso valore naturale, che conosco essendoci vissuto per molti anni da quelle parti, si dovrebbero costruire delle piccole officine per la lavorazione della nocciola romana o delle castagne, mica Porto Marghera.
dicembre 21st, 2006 at 14:35
questa è la sua opinione ed è ben accetta, ma quello che lei definisce un terreno di scarso valore naturale ospita un noccioleto biologico, un piccolo uliveto e una coltivazione di orzo biologico, in poche parole una piccola azienda che produce
non mi sembra quindi di scarso interesse naturale o almeno lo è per lei, ma forse provando a fare un piccolo sforzo di realtivizzazione si accorgerà che non è così
dicembre 21st, 2006 at 20:04
tutta la mia solidarietà per la signora che protesta è chiaro chei piani regolatori spesso sono volti ad accontentare interessi politici di varia natura, proprio per questo in molte parti d’italia si sono realizzate in zone bellissime delle infrastrutture che sono poi rimaste completamente inutilizzate, perchè non necessarie deturpando irrimediabilmente il paesaggio. Prima che sia troppo tardi prima di dover investire cifre enormi per riparare i danni che abbiamo fatto e stiamo facendo prendiamo coscienza della reale dimensione del fenomeno.