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Ma di quanto gas abbiamo bisogno?
Secondo un comunicato dell’australiana Po Valley Energy, entro la fine dell’anno dovrebbe avviarsi l’estrazione di gas naturale da uno dei loro campi metaniferi nell’area nord-occidentale dell’Emilia Romagna. Dopo aver perforato mezza Valpadana, secondo una direttrice che da Forlì, salendo per Bologna, Modena, Parma e Piacenza arriva fino alle porte di Milano, la società starebbe infatti attendendo dal Ministero delle Attività produttive la formalizzazione della concessione estrattiva. Contemporaneamente avrebbe già avviato i contatti necessari con SNAM rete gas per l’immissione nella rete nazionale di quasi 3 milioni di metri cubi di gas al giorno. Questa, la capacità di Sillaro 1 al quale si dovrebbe aggiungere Sillaro 2 e tutti gli altri pozzi individuati dalla Po Valley Energy.
Quindi conti alla mano niente a che vedere con le cifre dei grandi impianti offshore progettati in varie parti d’Italia – dove siamo in media sugli 8 miliardi di metri cubi all’anno. Ora, che le crisi energetiche investano l’Italia sempre più spesso e che un po’ di gas nostrano faccia comodo è un dato di fatto ma, dove sono andate a finire le preoccupazioni per attività estrattive in aree popolate, in delicatissimo e fragile equilibrio geologico e soprattutto già altamente inquinate come la valpadana? Tanto più che l’area per la quale gli australiani intendono fare incetta di concessioni ha una superfice di 4000 chilometri quadrati. Numero che deve aver impressionato la compagnia stessa tanto da averla portata a ridurlo nel comunicato a un singolare “quasi due volte 2005 chilometri quadrati”.
In ogni caso pare proprio che la Po Valley, visto il disegno legge di Bersani, non debba preoccuparsi più di tanto. Ma a questo punto viene spontaneo chiedersi quanti siano i rigassificatori e in generale il gas di cui abbiamo bisogno. Attualmente ce n’è uno già in funzione – La Spezia – due autorizzati – Livorno e Brindisi, anche se per quest’ultimo sarà da vedere – uno in costruzione – Rovigo – e ben 7 che stanno seguendo gli iter per l’autorizzazione – di cui 2 nel solo Golfo di Trieste. A occhio e croce sembrerebbero un po’ troppi, ma ci auguriamo che il DDL energia di Bersani abbia previsto almeno un piano energetico nazionale che magari chiarisca dove finisce il reale bisogno di gas in Italia e dove inizia la ricerca del profitto economico delle multinazionali dell’energia, interessate alla conquista di nuovi mercati in seguito alla cosiddetta liberalizzazione. Della serie prendeteci pure in giro, ma almeno spiegateci come stanno le cose. Leggi Intervista a Nicola Armaroli.
[via Po Valley Energy]
da mstramazzo
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agosto 5th, 2006 at 11:47
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agosto 5th, 2006 at 12:05
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