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Verde

La biodiversità dei Veneti

castelloApprovato dalla giunta del Veneto un programma specifico per la “Conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche animali e vegetali di interesse regionali”. Un’iniziativa, ha spiegato l’artefice del piano, il vicepresidente Luca Zaia, avviata a suo tempo dal Ministero sulla scorta della Convenzione di Rio de Janeiro, ma poi non più finanziata. E che ora proseguirà con risorse autonome della Regione. Una delle connotazioni più interessanti del progetto riguarda l’allestimento in tre località del Veneto di giardini cosiddetti “fitoalimurgici”, aree dove vengono coltivate specie vegetali spontanee definite di alimurgia.

Termine coniato nel 1767 da Giovanni Targioni Tozzetti per indicare lo studio e l’utilizzo di piante spontanee per sfamarsi in assenza di altra fonte di sostentamento e a causa di carestie, pestilenze, guerre e calamità naturali. Il progetto prevede il coinvolgimento del Centro di Po di Tramontana di Veneto Agricoltura, del dipartimento scienze animali dell’università di Padova, del CNR e dell’associazione culturale “Accademia Tarvisii”. In pratica, dal punto di vista zootecnico, ci si occuperà di una razza di mucca da latte autoctona di cui sono rimasti solo 300 esemplari e che va sotto il nome di Burlina e di diverse specie avicole, come la gallina robusta maculata o quella di Polverara o di razze ovine in via di estinzione come la pecora di Lamon. Una biodiversità che per quanto riguarda il regno vegetale, invece, vedrà il recupero e la conservazione di prodotti orticoli che sono alla fonte della biodiversità del territorio, quali il radicchio veneto, nelle sue diverse tipologie, o il carciofo violetto di S. Erasmo. Veri capolavori della natura che, come per le migliaia di prodotti di altre regioni, vanno difesi, protetti e conservati e non solo per recuperare il passato ma, forse, per garantirci il futuro.

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nov  06
18
alle 07:09
da mstramazzo


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